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Dal
punto di vista ecologico il querco-betuleto non può essere
separato dal querco-castagneto, in quanto quest'ultimo non è
altro che il risultato dell'antropizzazione, effettuata negli anni,
attraverso l'introduzione del castagno.
I due raggruppamenti ecologici, altimetricamente, si collocano tra
i 600 m s.l.m. ed i 1300 m s.l.m., nella zona dell'orizzonte montano
più difficile per il bilancio idrico ed alimentare: non a
causa delle scarse precipitazioni, ma per la poca capacità
idrica del terreno acido, roccioso, spesso molto inclinato, asciutto
ed assolato, con esposizione prevalente a S - SW e SE, il che facilita
la sistematica decapitazione dei profili del suolo con il conseguente
trascinamento a valle dei sali nutritivi.
Di conseguenza la composizione floristica è da considerarsi
povera: la betulla
fu la specie pioniera, in quanto quella che meglio si adattava al
tipo di terreno, con la rovere
ed in un secondo tempo la diffusione massiccia del castagno.
Nel piano montano superiore possiamo trovare in associazione il
pino
silvestre, il larice
e l'abete
rosso, essendo tutti e tre specie pioniere.
Sono stati individuati tre tipi di tipologie di querco-betuleto:
- boschi non adatti ad una conversione in alto fusto, né
ad un coniferamento e non possiedono caratteristiche tali da definirli
di protezione,
- boschi paraclimatici di protezione;
- boschi potenzialmente convertibili in fustaie miste di resinose
e latifoglie, potenzialmente con caratteristiche di produzione.
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