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LARICETI

Lariceto montano
Lariceto montanoNon costituisce un tipo forestale in senso ecologico, ma in senso fisionomico; spesso ha origine da terreni nei quali c'è stato un pesante intervento antropico, su versanti una volta nudi o popolati da vegetazione arbustiva di ontano verde, ginepri ed ericacee varie o da un pascolo derivato dal bosco.
I lariceti naturali risultano essere spesso coetanei o paracoetanei, si possono riscontrare sin dai 1000 m s.l.m. fino ai 1600 m s.l.m., ma essendo edaficamente condizionato i limiti altimetrici presi prima in esame vanno interpretati come limiti di maggiore frequenza e non in senso assoluto. L'interpretazione più corretta, dal punto di vista ecologico, è quella che vede il lariceto montano come preclimax della pecceta montana, passaggio lento ma obbligato.
Da osservare che il lariceto montano se di origine artificiale, costituisce un consorzio monospecifico di larice, puro che tende a durare nel tempo; se spontaneo, spesso è intervallato dalla betulla, dal pioppo tremulo, dal sorbo degli uccellatori, e nelle condizioni ecologicamente più difficili anche dal pino silvestre.
Sono stati individuati due tipi di lariceto montano:
- lariceto montano asciutto: con orografia non troppo accidentata e copertura pabulare piuttosto che nemorale;
- lariceto montano paraclimatico: di origine naturale o artificiale, su terreni di difficile orografia e bilancio idrotrofico, funzione prevalentemente protettiva.


Lariceto subalpino
Lariceto sub-alpinoSostituisce la pecceta subalpina per diverse ragioni ecologiche: ai limiti della vegetazione forestale 2000 m s.l.m. ed oltre, a causa di una maggiore attitudine del larice all'ambiente; a quote inferiori il passaggio al lariceto avviene sia per l'altimetria, ma spesso anche per ragioni di antropizzazione, come il pascolo e per il cambiamento di esposizione, preferendo il lariceto le esposizioni lungamente innevate (N - NE e NW), associate a ragioni di carattere pedologico.
Fisionomicamente si tratta di un bosco molto aperto, in cui le piante tendono ad isolarsi, riducendo la copertura anche al di sotto del 50%, raramente arrivano a toccarsi tra loro i rami: questo permette il discreto sviluppo del sottobosco, come la Festuca rubra, Calamagrostis villosa, Luzula nivea e Luzula sylvatica etc..Il terreno generalmente è di tipo podsol bruno, con humus di tipo moder che a causa del perdurare del gelo stenta a decomporsi; man mano che si sale di quota aumenta la rocciosità che diventa prevalente attorno ai 2000 m s.l.m.
Il soprassuolo legnoso è dato quasi esclusivamente dal larice, con una forte tendenza all'isolamento individuale al raggiungimento della maturità; nella fascia inferiore si può avere ancora una discreta partecipazione dell'abete rosso.
Laddove il lariceto subalpino si spinge più in basso, nelle stazioni rocciose e maggiormente pendenti, possiamo trovare la betulla; la presenza del pino silvestre, del pioppo tremulo, del pino mugo e dell'abete bianco e nel piano dominato dei salici vari (in special modo il salicone) è da considerarsi del tutto accidentale.
Sono state individuati due sottogruppi di lariceto subalpino:
- lariceto subalpino xerofilo: a graminacee e ove più fresco a rododendri e ontano verde, di protezione e non può evolvere.
- Lariceto subalpino xerofilo: a graminacee e ove più fresco a rododendri e ontano verde, con presenza più o meno abbondante di abete rosso, testimoni della capacità di poter evolvere verso la pecceta subalpina di produzione.

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