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La
faggeta comprende formazioni relativamente diversificate le quali
hanno in comune la caratteristica di non essere differenziabili
né per la presenza di specie termofile, né per quella
di elementi microtermi.
Altimetricamente la possiamo trovare tra i 1000 m s.l.m. ed i 1300
m s.l.m., sia in aree pianeggianti che su versanti più o
meno ripidi; trattasi di ambienti dotati di buona fertilità,
su suoli evoluti, riconducibili alle terre brune forestali, con
abbondanti precipitazioni ed un'elevata umidità atmosferica,
ottimali per lo sviluppo del faggio,
dominatore incontrastato, affiancato tuttalpiù dall'abete
rosso e raramente da quello bianco,
mentre nel piano dominato spicca l'acero
di monte.
Il sottobosco può essere acidofilo, con Luzula nivea
ed il Vaccinium myrtillus, o neutrofilo, a Carex alba
o maggiociondolo, a seconda del substrato ecologico e della
reazione del suolo derivante.
La faggeta in situazioni climatiche adatte, tende a formare consorzi
chiusi, a struttura coetanea, monostratificata, monospecifica, diventando
intollerante verso le altre specie legnose, ma a causa della forte
antropizzazione e del passato governo a ceduo, il quale ha arrecato
notevoli danni al terreno esponendolo per lunghi periodi ad una
dilapidazione di fertilità, questo caso è poco comune;
infatti troppe sono le infiltrazioni del nocciolo,
degli elementi dell'orno-strieto e delle conifere, specie
rustiche, con maggiore capacità pollonifera le quali entrano
in concorrenza con il faggio, spesso avendo la meglio.
La conversione in fustaia è comunque possibile ma richiede
tempi non brevi.
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