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Il
castagno costituisce una specie di notevole interesse selvicolturale,
poiché da un lato è capace di fornire molteplici prodotti
e dall'altro si presta a varie possibilità gestionali, essendo,
teoricamente, possibili tutte le forme di governo e molti tipi di
trattamento (ceduo semplice, ceduo matricinato, ceduo composto,
fustaia e castagneto da frutto).
Molti castagneti costituiscono delle formazioni secondarie su altri
tipi, grazie alla loro elevata capacità concorrenziale, che
ne ha favorito l'espansione, essendo anche una specie apprezzata
sia a livello di legna da ardere che come frutto.
Altimetricamente si collocano tra i 600m s.l.m. ed i 1000m s.l.m.
Spesso si tratta di castagneti da frutto abbandonati, a suo tempo
convertiti in cedui di castagno, caratterizzati da un terreno fortemente
acido, sottoposto a lisciviazione e con una lenta attività
biologica, segnalato sia dall'abbondanza del Vaccinium myrtillus
sia da un generale impoverimento delle specie erbacee.
Altre specie che si insediano spesso sono la betulla,
la rovere,
il nocciolo
e nelle stazioni più fresche il faggio,
insidiatosi grazie alla sua capacità di sopportare la copertura.
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