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CASTAGNO
(Castanea sativa Mill.)

DESCRIZIONE:

Castagno
Il castagno vegeta in un'ampia area che gravita essenzialmente sul mare Mediterraneo: presente in piccoli gruppi sulla costa settentrionale della Turchia, lungo il Mar Nero, è molto diffuso in tutta la Grecia, frequente in Jugoslavia specialmente lungo le Alpi Dinariche, e si spinge fino ai limiti dei Carpazi, in Ungheria e Romania. Abbastanza frequente nelle valli italiane della Svizzera, specialmente nel Ticino, si spinge verso Nord fino alla costa meridionale dell'Inghilterra; è diffusissimo in Francia, Spagna, Italia, Portogallo.
E' un albero di notevole sviluppo, raggiunge spesso i 20-25 m di altezza e talora 30-35 m. Per la eccezionale longevità della pianta, il diametro raggiunge frequentemente dimensioni cospicue: non sono rari esemplari di 2 m di diametro, mentre alcuni castagni famosi superano largamente questa misura. Il portamento, sempre eretto, è caratteristico e maestoso.
Il sistema radicale è mediamente profondo, ma molto espanso e robusto.
Il fusto, normalmente diritto, è spesso ramificato a breve distanza dal suolo in poche grosse branche principali. I rami sono sempre grossi, falcati, i ramuli piuttosto tozzi, a sezione rotonda o quadrangolare nei rami vigorosi. Le gemme, bruno-rossiccie, sono liscie, corte e tozze.
La chioma, ampia e rotondeggiante, si riconosce facilmente a grande distanza.
La corteccia, dapprima bruno rossastra e poi grigio olivastra sui fusti giovani, con numerosissime lenticelle trasversali allungate, dopo i venti anni forma un ritidoma grigio bruno, che copre il fusto e le branche principali e raggiunge lo spessore di qualche centimetro nelle piante più vecchie, su cui forma dei cordoni grossi e molto rilevati, a spiralatura sinistrorsa o destrorsa. Le foglie, caduche, inserite sul ramo in spirale a fillotassi molto variabile, appaiono alterne su un unico piano per torsione del picciolo, lungo da 15 a 25 mm, alla cui base si sviluppano due stipole lineari, precocemente caduche. Le foglie, la cui forma si differenzia notevolmente nelle diverse varietà coltivate, sono di regola ellittico-lanceolate e sono lunghe da 12 a 20 cm e larghe 3-6 cm. La base è rotonda cuneata, il bordo fogliare dentato-crenato, l'apice brevemente acuminato. La nervatura principale e le secondarie sono nettamente rilevate. Il lembo fogliare ha consistenza coriacea, il colore, verde intenso lucente sulla pagina superiore, è invece molto più pallido e talora giallastro sulla inferiore, spesso leggermente pubescente nelle foglie giovani.
Il castagno è pianta monoica: i fiori maschili o staminiferi sono dotati di un perigonio esamero e di 8 a 12 (20) stami che nel castagno selvatico sono abbondantemente polliniferi; in questo essi sono raccolti in infiorescenze (amenti), eretti, molto appariscenti, lunghi sino a 35 cm, ordinariamente 15-20 cm, di un odore penetrante caratteristico.
I fiori femminili si riscontrano alla base dell'ultimo amento o sui 2-3 amenti superiori; spesso sono in numero di 3, raramente da 1 a 7 e sono protetti da un involucro squamoso, che dopo la fecondazione forma la cupola, detta volgarmente riccio. Il fiore femminile comprende il perigonio esamero, tomentoso; l'ovario è inferiore con 6-8 logge irregolari. Gli stili, in numero di 4 a 9, per lo più 7, sono rigidi, cilindrici, pelosi alla base, glabri alle estremità, di colore giallo-verdognolo e bianco-verdognolo, chiaro. A maturità il riccio (cupola) è subsferico, spinescente, colore giallo-bruniccio. L'interno della cupola è giallo-pallido, coperto di fine peluria.
I frutti, detti castagne, sono contenuti nella cupola in numero variabile da uno a tre; la loro forma, determinata anzitutto dal numero e dalla posizione nella cupola (emisferica per i frutti laterali, schiacciata per quello centrale) si modifica notevolmente, come pure le dimensioni, a seconda delle varietà. Il pericarpo o epicarpo, bruno con strisce più scure, è liscio e lucente; alla base vi è una cicatrice ilare più o meno ampia, grigia e spesso pubescente.
All'apice la castagna si restringe e porta la "torcia", formata dai residui del perianzio e degli stili. Il pericarpo racchiude i cotiledoni, in numero di due ed ineguali; sono sodi, di color bianco-avorio, amilacei e di sapore dolciastro.
Essi sono avvolti da una sottile pellicola membranacea spessa, difficilmente staccabile (episperma). La fecondazione del castagno è prevalentemente anemofila, tuttavia anche gli insetti concorrono al trasporto del polline ed alla fecondazione. Le api visitano frequentemente i fiori del castagno, tanto è vero che nel miele si trova spesso abbondantissimo polline.

USO:

Storicamente il castagno ha avuto un'importanza elevatissima come fonte primaria di cibo per esseri umani, bestiame e animali selvatici. Un'intera catena alimentare era basata sulla produzione annuale di castagne. Oggigiorno gran parte della produzione è destinata al mercato del prodotto fresco ed essiccato (80% in Italia), cibo per il bestiame (5-10%, soprattutto bestiame suino, la cui carne assume caratteristiche superiori quando viene alimentato con castagne) e per l'industria dolciaria (10-15%).
Molto limitato, rispetto al passato, è l'uso come legname da costruzione e per la produzione di tannino, mentre tuttora molto diffusa è la tecnica del ceduo per la produzione di pali e lanciole usati in viticoltura, frutticoltura e nel settore ornamentale come sostegni per le giovani piante.

TECNICHE COLTURALI:

L'impianto del castagneto da frutto può essere fatto con piantine allevate da seme in vivaio, quivi innestate con marze di varietà pregiate (innesto a corona, a spacco) e poi messe a dimora a 10-12 metri di intervallo; più frequentemente però vengono direttamente nel castagneto piante o polloni selvatici.
Le piante abbisognano di attente cure colturali (lavorazioni, concimazioni, potature) come una normale coltura da frutto.
Particolarmente importanti le potature, che tendono ad equilibrare la produzione di frutto e di legno.
Di importanza eccezionale sono gli sfollamenti ed i diradamenti, che vanno eseguiti con particolare cura e con tecnica accurata; altrettanto va ripetuto per il taglio definitivo, che deve lasciare la ceppaia ben pulita e liscia, a fior di terra (taglio a chierica di monaco).

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