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RISCHI ED EMERGENZE

L' Italia è una nazione il cui territorio è praticamente tutto soggetto a forte rischio. I rischi sismici, idrogeologici, industriali, ecologici, incendi boschivi non risparmiano praticamente nessuna porzione del nostro paese.
Sebbene la Protezione Civile abbia raggiunto una dignitosa capacità di risposta alle calamità naturali, ancora ben poco è stato fatto per una corretta politica di prevenzione del territorio, la necessità di portare avanti tutte quelle opere necessarie per eliminare o mitigare i possibili effetti determinati da un evento calamitoso appare prioritario e necessario.
Nonostante tutte le componenti della Protezione Civile italiana concordino sulla priorità di questo tipo di lavoro, la parola prevenzione rimane vuota di contenuti e soprattutto di effetti operativi.

Prevenzione dai rischi significa uno sviluppo ecosostenibile del territorio, significa rilanciare nelle coscienze della popolazione il bisogno di ridisegnare un territorio più sicuro, a misura dell'uomo e della natura.
Fare prevenzione significa battersi per la difesa del territorio. Il terreno della prevenzione, potrebbe portare da parte delle Istituzioni, alla creazione di posti di lavoro, con personale appositamente formato, un aspetto da tenere presente mentre sul territorio si articolano le attività.

Il lavoro di prevenzione si può articolare in molti modi sul territorio: lavoro formativo e informativo sulle scuole e sulla popolazione, aiuto fisico alle istituzioni per eseguire lavori di controllo e di manutenzione degli argini dei fiumi a rischio, mappatura dei beni culturali minori e loro possibile recupero, battaglie politiche su rischi sottovalutati, studio dei piani d'emergenza e aggiornamento, una corretta informazione alla popolazione sui rischi e sui comportamenti da adottare per mitigarne i possibili effetti.

Alluvione
Soltanto una popolazione più cosciente può fare da pungolo sulle amministrazioni che fanno troppo poco e appoggiare quelle già attive nelle opere di prevenzione (troppo spesso i Sindaci che investono in sicurezza del territorio appaiono impopolari alla cittadinanza). Con l' entrata in vigore della Bassanini e con la creazione della nuova Agenzia della Protezione Civile gli Enti Locali diventano sempre più protagonisti nella previsione e prevenzione dai rischi nel nostro paese. Se non saranno i cittadini coscienti insieme al volontariato ad appoggiare e controllare questa politica, difficilmente cambierà qualcosa.
Il lavoro di prevenzione potrebbe rappresentare il primo approdo del trampolino aggregativo della preparazione all'emergenza.

Gli organi competenti si trovano a fronteggiare due tipi di emergenze: quelle naturali e quelle tecnologiche (o causate dall'uomo).In che modo?
Innanzi tutto, partendo dall'idea che l'emergenza è sempre presente, cioè che sul territorio in cui viviamo ci siano tutte le premesse perché possa avvenire un disastro in qualsiasi momento: è il concetto di emergenza latente. Se viviamo in prossimità di un vulcano attivo, o in una zona ad alto rischio sismico, è evidente che l'emergenza è dietro l'angolo.

Il concetto di emergenza latente è fondamentale per arrivare al concetto di protezione civile modernamente intesa, cioè non solo come cultura del soccorso, ma come cultura della mitigazione del rischio. Se si comprende che un territorio ha dei pericoli incombenti, occorre agire sulla sua vulnerabilità per ridurre il danno.

Posto che non possiamo evitare né le frane né le piogge, non ci resta che provare ad intervenire, con azioni strutturali e non strutturali, sui tre sistemi che costituiscono il complesso sistema della nostra società:

  • il sistema naturale, che esprime la vulnerabilità geografica e fisica del territorio, derivante dalla presenza di elementi naturale di pericolo; è certamente il punto più delicato su cui intervenire. La mitigazione è spesso impossibile, ma a volte si possono realizzare opere, lavori di contenimento o di rinaturalizzazione, o di altro tipo;

  • il sistema sociale, che esprime la vulnerabilità sociale, derivante dalla presenza umana; in questo caso la mitigazione comprende tutte quelle misure di carattere collettivo che possono essere prese, ad esempio, in una più attenta pianificazione del territorio, evitando di costruire nelle golene dei fiumi;

  • il sistema politico, che esprime la vulnerabilità gestionale o organizzativa, derivante da come sono strutturate la società e i suoi modelli organizzativi. In questo caso, "politico" vuol dire capacità di attrezzarsi per l'emergenza, lungimiranza nell'organizzazione delle risorse umane, dotarsi di una accurata pianificazione d'emergenza, fare serie esercitazioni periodiche, ma anche sensibilizzare l'opinione pubblica.

Questi fattori compongono il quadro della vulnerabilità territoriale all'emergenza, e costituiscono la fase latente del problema. È in questa fase che si può intervenire con calma e razionalità, in condizioni "di pace" (cioè quando il pericolo non si è ancora manifestato), per attenuare il rischio.
Diversamente, non c'è che prepararsi al soccorso, preparare ambulanze, roulottes, tendopoli, reti di comunicazione alternative, e altro, per far fronte alla fase manifesta dell'emergenza, quella "che si vede", e che riesce finalmente a stimolare la reazione del sistema.

.: Progetto di sistema FSE ob.3 Mis. C1 2001 ID 19563 :.
Progetto cofinanaziato dal Fondo Sociale Europeo, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalla Regione Lombardia