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COLEOPHORA
LARICELLA
(Lepidottero coleophoridae)
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La
C. laricella infesta soprattutto il larix decidua, ma anche altre
specie dello stesso genere. Essa attacca i larici dalla cima ai
rami inferiori causando defoliazione.
In Europa la si può trovare dall'Italia settentrionale, Francia
meridionale, all'Inghilterra, Scandinavia centrale e Russia centrale.
In Asia si trova in Siberia, in Giappone e anche in Corea. Negli
Stati Uniti nord-orientali e in alcune zone del Canada.
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| DESCRIZIONE
MORFOLOGICA: |
Adulti
- dimorfismo sessuale evidenziato dal fatto che il maschio è
più grande con apertura alare tra 8 e 10 mm. Colore bruno-grigiastro
o grigio argento.
Capo munito di antenne lunghe quanto il corpo.
Uova - forma emisferica con base piatta aderente all'ago. Diametro
di 0,3 mm. Presenza di 11-15 solchi longitudinali diretti verso
la base. Colore giallastro a diventare grigio sporco, arancio, bruno-rossastro
per lo sviluppo embrionale.
Larve - corpo allungato, colore bruno-rosso, capo nerastro.
Crisalidi - colore bruno-rossatro, lunghe tra 3 e 5 mm.
Astucci - costituiti dalle porzioni apicali svuotate e disseccate
di 1 0 2 aghi uniti tramite fili di seta.
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| CICLO
BIOLOGICO: |
L'insetto
compie una generazione all'anno.
Il ciclo biologico comprende 4 stadi larvali e a seconda del clima
lo
sviluppo è anticipato o rallentato. Sex ratio di 1:1; gli
adulti
sfarfallano da fine maggio ai primi di luglio.
L'accoppiamento avviene dopo 2-3- giorni dallo farfallamento.
Ogni femmina depone da 50 a 60 uova che vengono sistemate sulla
pagina inferiore e superiore della porzione apicale della foglia.
Lo sviluppo embrionale dura sa 7 a 15 giorni, dopo di che l'individuo
neonato penetra nella foglia cominciando la sua attività
minatrice diretta verso l'apice della foglia.
La larva vive per circa 2 mesi all'interno di essa divorandone il
mesofillo; dopo di che muta al secondo stadio raggiungendo dimensioni
tali da impedirle di continuare la vita edofita.
A settembre-ottobre l'insetto utilizza l'ago da cui è uscito
per costruirsi un astuccio protettivo, lungo in media 3 mm.
Esso viene rivestito interamente con fili di seta secreti dalla
larva, dopo essere stato reciso in modo da formare una specie di
sacco aperto.
Ancorata a questo astuccio la larva va in cerca di altri aghi, assicurandosi
ad essi tramite un cercine sericeo, erodendone, quindi, l'epidermide
per raggiungere il parenchima di cui si nutre. Cosi facendo, la
larva apre una galleria di lunghezza comunque minore di quella del
suo corpo, per poi scavarne un'altra sulla stessa foglia senza abbandonare
il proprio rifugio.
In inverno le larve si ritirano nel loro astuccio chiudendolo con
la seta, ancorandosi ad un ascella del rametto laterale, all'inserzione
di una gemma, alla base di una galla o anche a fessurazioni corticali.
In primavera, quando germoglia il larice, la larva ricomincia a
nutrirsi minando nuove foglie, arrivando a consumarne una cinquantina
in 3-4 settimane. In seguito allo sviluppo delle loro dimensioni,
le larve costruiscono un nuovo astuccio più capiente, unendo
al vecchio fodero la parte apicale di un nuovo ago minato.
Le larve giungono a maturità tra fine aprile e giugno e si
incrisalidano portandosi alla base di un ago e fissandovi il fodero
ove dopo 1-3 giorni si capovolgono e si incrisalidano dopo 2-7 giorni.
A seconda del clima lo stato pupale dura da 7 giorni a 3 settimane,
dopo di che avviene lo sfarfallamento degli adulti.
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| DANNO: |
La
C. laricella provoca perdite di accrescimento, ramificazioni disordinate
per lo sviluppo di gemme avventizie, minore produzione di semi e
scarsa emissione di foglie.
In annate siccitose nei larici a media altitudine si hanno i danni
maggiori e in taluni casi anche la morte della pianta.
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| LOTTA: |
La
lotta contro questo insetto viene effettuata mediante insetticidi
di ingestione a basso impatto ecologico da applicarsi in primavera
quando riprendono a nutrirsi le larve (bacillus thuringensis e diflubenzuron).
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