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Situazione
idrogeologica del territorio italiano
La particolare situazione idrogeologica del territorio
italiano spiega l'interesse che hanno assunto le operazioni
di sistemazione dei terreni, nonché l'entità
dei mezzi e di energia spesi per difendere il suolo
dal dissesto e dai pericoli del ristagno idrico. Al
riguardo l'Italia si discosta sensibilmente dagli
altri Paesi europei, in particolare Germania, Francia,
Inghilterra e Paesi Bassi, poiché:
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Il
territorio italiano è prevalentemente collinare
(43%) e montuoso (35%), mentre le pianure costituiscono
solo il 22%;
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I
suoli italiani variano dai terreni sciolti e ricchi
di scheletro a quelli argillosi, con forte prevalenza
di questi ultimi;
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Il
regime pluviometrico è caratterizzato da
piogge abbondanti, concentrate in brevi periodi
dell'anno, con frequenti rovesci ed acquazzoni.
Questi
fattori, uniti alla ridotta diffusione delle colture
arboree e boschive e alla notevole densità
demografica che provoca lo sfruttamento intensivo
del territorio agrario, sono le cause dei molti problemi
di assetto idrogeologico che assillano l'Italia. Vaste
aree collinari e montane sono quindi fortemente soggette
ai fenomeni erosivi che scavano solchi, burroni, calanchi
e provocano frane e smottamenti che sottraggono prezioso
terreno ai boschi e ai pascoli montani, nonché
ad ampie zone coltivate collinari.
La difesa del suolo naturale è un compito impegnativo,
che può essere attuato solo con opere di vasta
portata: rimboschimento, rinsaldamento dei pendii
instabili, imbrigliamento dei torrenti, rinforzo degli
argini, costruzione di bacini d'invaso e di una estesa
rete di canali di scolo e di irrigazione.
Il dissesto idrogeologico
Le cause delle alluvioni e del conseguente dissesto
idrogeologico sono da ricercare nei cambiamenti climatici,
nella fragilità del territorio, nella modificazione
radicale degli equilibri idrogeologici lungo i corsi
d'acqua e nella mancanza d'interventi manutentori
da parte dell'uomo soprattutto nelle aree montane
in abbandono dove non si esercitano più le
tradizionali attività agricole e forestali.
Nelle porzioni montane dei bacini idrografici, durante
un evento intenso di pioggia, prevalgono fenomeni
di erosione lungo i versanti (movimenti franosi
in terreno o roccia) con la formazione di imponenti
e devastanti fenomeni di trasporto di materiali detritici
lungo gli alvei dei torrenti.
Nei fondovalle, invece, anche a causa dell'arrivo
di ingenti quantità di materiali che vanno
ad ingombrare gli alvei fluviali, prevalgono fenomeni
di erosione fluviale e di esondazione.
L'uomo ha cercato di comprimere sempre di più
i fiumi nei loro alvei con opere di difesa spondale,
argini, scogliere, canalizzazioni.
Nelle zone franose e nei torrenti di montagna sono
state invece realizzate opere di consolidamento (muri,
muri rinforzati con tiranti, drenaggi, reti paramassi,
ecc.) ed opere idrauliche come briglie, soglie
a ancora argini.
I fiumi si sono sempre più artificializzati,
perdendo le caratteristiche di habitat favorevole
per specie animali e vegetali.
Oggi un diverso andamento dei fenomeni di piovosità
(in parte meno estesi ma più concentrati
che nel passato, anche in ragione del tendenziale
modificarsi del clima) aumenta la frequenza e
la violenza dei fenomeni alluvionali anche nel nostro
paese, incrementando il grado di rischio idrogeologico.
Paradossalmente si è verificato, almeno in
alcuni casi, che le opere di difesa idrogeologica
si sono dimostrate responsabili di un peggioramento
della situazione nelle zone a valle e di un aggravio
delle condizioni di rischio idrogeologico.
Il ricorso alle opere di difesa e di sistemazione
del territorio si è quindi rivelato insufficiente
e va superato, prevedendo l'utilizzo delle stesse
solo nei casi più urgenti, per la difesa di
abitati o di opere importanti già esistenti,
per le quali non sono prevedibili altre soluzioni.
Per verificare quali realmente siano le possibili
cause di un eventuale rischio di dissesto idrogeologico,
bisogna iniziare a monte.
In primo luogo possiamo incontrare superfici in evidente
stato di erosione provocate da origini antropiche
(eccessivo pascolo, frequenti incendi di origine
dolosa, realizzazione di strade, piste di esbosco,
piste da sci, cave,discariche, oleodotti, metanodotti,
elettrodotti, abitazioni, quest'ultimi realizzati
senza alcun accorgimento e successive opere manutentorie).
In molte zone montane un altro tipo di fattore che
può provocare instabilità nei versanti
sono i sovraccarichi dovuti ad accumuli di neve o
acque meteoriche, accumulo di detriti, crescita della
vegetazione, attività antropiche (accumuli
di cave, discariche, accumuli di acquedotti, ecc..).
Le sistemazioni idraulico-forestali di tipo estensivo
attuate in passato dal Corpo Forestale dello Stato
e dal Genio Civile e non più proponibili
per ragioni di elevati costi consentivano di contenere
maggiormente la produzione di sedimenti in quota ossia
l'erosione diffusa.
Oggi tramite l'ingegneria naturalistica (termine
odierno che raggruppa insieme la maggior parte degli
antichi interventi di sistemazione idraulico-forestale),
sulla base di nuove conoscenze derivate dalla ricerca
tecnica e biologica si sono potuti migliorare molti
vecchi sistemi costruttivi e svilupparne dei nuovi.
Sistemazioni idraulico forestali e montane
La difesa dell'assetto idrogeologico dei territori
collinari e montani si basa essenzialmente su interventi
di:
La
sistemazione dei bacini montani si attua con la fondamentale
pratica del rimboschimento, specie dei pendii più
ripidi e poco stabili; la folta vegetazione ostacola
l'azione battente della pioggia e gli estesi apparati
radicali contribuiscono a trattenere il terreno.
Per facilitare l'insediamento delle piante e difenderle
dagli smottamenti, si può sistemare il terreno
innalzando dei muretti in pietra che trattengono il
materiale eroso, formando delle terrazze ad andamento
irregolare (gradonamento).
Un altro intervento utile consiste nella regolazione
dei ruscelli che scorrono rapidamente verso valle;
questi sono convogliati in acquidocci opportunamente
protetti da briglie e argini in cemento, oppure vengono
fatti scorrere lentamente su percorsi a pendenza ridotta.
Nei torrenti che, durante i periodi di piena (primavera
e autunno), possono raggiungere grosse portate
e notevoli velocità di deflusso, i fenomeni
erosivi sono più evidenti; gli argini sono
frequentemente degradati e scavati in profondità
e questo accelera il cedimento dei pendii sovrastanti.
Per
ridurre il moto vorticoso delle acque vengono realizzate
delle briglie in calcestruzzo o con altri materiali,
quali legname, muratura, terra, che dividono il corso
del torrente in tratti a minore pendenza, situati
su livelli diversi, rallentando cosi l'erosione e
riducendo il trasporto a valle di materiale; in questo
modo gli argini sono meno soggetti a smottamenti e
ciò consente lo sviluppo della vegetazione
e una maggiore efficacia dell'intervento.
Se il degrado degli argini minaccia direttamente strade
o abitati, è indispensabile procedere al loro
consolidamento con la posa in opera di lastroni o
blocchi cubici in cemento, oppure di gabbioni metallici
riempiti di pietrame.
Il miglioramento della viabilità montana e
la costruzione di nuove strade pongono il problema
del consolidamento delle scarpate per evitare, a monte,
la caduta di sassi e, a valle, il cedimento del fondo
stradale. Per evitare la caduta di massi e di pietrisco
sono utilizzate frequentemente delle griglie di metallo
o legno poste verticalmente lungo la scarpata.
Se
la scarpata è ripida e i materiali che si staccano
sono di piccole dimensioni, si ricorre efficacemente
alla posa di reti metalliche ancorate in più punti
ed eventualmente ricoperte da uno strato di cemento
a spruzzo.
Gli interventi ecologicamente più avveduti, di prevenzione/pianificazione
territoriale, devono avere per obiettivi:
-
Migliorare
ed aumentare la produzione legnosa, per garantire
la continuità e l'incremento dell'efficienza protettiva
dei boschi, assicurare la conservazione delle
caratteristiche estetiche e naturalistiche dei
boschi aiutando le popolazioni collinari e montane
a divenire parte attiva della gestione del territorio;
-
Realizzare,
nelle zone vallive e di pianura, la riduzione
della velocità di deflusso dell'acqua, tramite
la creazione di "casse d'espansione" (aree
lasciate libere per l'espandersi delle acque di
piena) nelle zone di pertinenza del fiume,
così da rendere meno violenti gli eventi di piena;
-
Incrementare
le sistemazioni idraulico forestali e la diffusione
di tecniche bio-ingegneristiche e di interventi
rispettosi delle esigenze ecologiche.
L'art. 17 della L. 97/94 prevede la possibilità
per i coltivatori diretti, singoli o associati,
conduttori di aziende agricole di assumere in
appalto, in deroga alle vigenti disposizioni di
legge in materia, sia da Enti pubblici che da
privati: lavori relativi alla sistemazione e manutenzione
del territorio montano, in materia di forestazione,
costruzione di piste forestali, di arginature,
di sistemazione idraulica, di difesa dalle avversità
atmosferiche e dagli incendi boschivi;
-
Salvaguardare
le caratteristiche del paesaggio ed evitare i
rischi di incendio o quelli connessi alla sicurezza
idraulica nelle aree pertinenti gli agglomerati
abitativi;
- Soddisfare
l'esigenza sempre più sentita dal turista di montagna,
della ricerca di percorsi naturalistici poco frequentati
con il ripristino della piccola viabilità;
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Studiare
e proporre norme particolari per la gestione della
caccia, della pesca, per la disciplina della raccolta
dei funghi;
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Promuovere
ed incrementare l'educazione ambientale, lo studio
ed il controllo dell'ambiente e della sua qualità.
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