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Il
rischio nucleare deriva dalla propagazione
di radiazioni ionizzanti nell'aria, emanate da
sostanze radioattive o in seguito a esplosioni di
centrali o armi nucleari.
L'esposizione alle radiazioni comporta numerosi effetti
nocivi sulla vita umana, animale o vegetale: esse
alterano le strutture cellulari provocando la morte
o lesioni gravissime, o possibili malformazioni e
tumori nei discendenti.
Contrariamente all'opinione più diffusa il
rischio nucleare in Italia non è scomparso
con la chiusura delle centrali nucleari sul territorio
nazionale.
L'incidente
di Chernobyl ha infatti messo in evidenza come,
in condizioni di diffusione atmosferica sfavorevole,
incidenti ad impianti nucleari lontani dal territorio
nazionale possano determinare contaminazioni radioattive
su lunghe distanze di acqua, aria e suolo.
Sono ben 13 le centrali nucleari a distanza minore
di 200 km dal confine italiano
(6 in Francia, 4 in Svizzera, 2 in Germania ed
1 in Slovenia).
Il rischio nucleare può poi derivare da incidenti
che avvengono:
- In
impianti italiani anche se disattivati;
- In
centri di ricerca, stabilimenti o luoghi in cui
si detengono o s'impiegano sostanze radioattive;
- Durante
il trasporto o l'impiego di sostanze radioattive;
- A
natanti a propulsione nucleare, compresi i sommergibili,
che incrociano in prossimità delle coste italiane;
- In
seguito alla caduta di satelliti con sistemi nucleari
a bordo;
- In
seguito ad attività non conosciute.
Emergenza radioattiva
Per emergenza radioattiva si intende ogni situazione
determinata da eventi incidentali che diano, o possano
dare luogo, ad una immissione di radioattività nell'ambiente
tale da comportare per il gruppo di riferimento della
popolazione dosi superiori ai valori stabiliti a norma
di Legge (comma 6 articolo 96 Legge 230/95).
L'immissione di radionuclidi nell'ecosistema può dipendere
dalle più svariate cause e la quantità della contaminazione
dipende sostanzialmente dal tempo che la radionuclide
impiegherà per dimezzare la sua radioattività.
In caso di emergenza nucleare si possono distinguere:
-
una fase iniziale (alcune ore dall'inizio
dell'incidente) in cui il rischio è determinato
da inalazione del materiale radioattivo e da irraggiamento
dalla nube radioattiva;
- una
fase intermedia (fino ad alcune settimane)
in cui il rischio è determinato da irraggiamento
esterno da deposizione al suolo, irraggiamento interno
da inalazione di particelle sospese o da ingestione
di cibo ed acqua contaminata;
-
una fase ritardata (da alcune settimane
ad alcuni anni) in cui il rischio può derivare
dal consumo di cibo e, in generale, dalla contaminazione
ambientale.

Classificazione
degli incidenti nucleari
Gli incidenti nucleari sono classificati secondo la
scala internazionale INES (International
Nuclear Event Scale) in sette livelli.
In caso d'incidente nucleare con conseguente rischio
radiologico la popolazione interessata dall'emergenza
riceverà in modo rapido e ripetuto tutte le informazioni
necessarie, compreso anche le misure protettive a
tutela della salute. Le principali azioni protettive
sono le seguenti:
- Evacuare
l'area che immediatamente o successivamente presenti
rischi di esposizioni a dosi superiori a predeterminati
livelli;
- Non
recarsi nelle zone interessate dall'incidente;
- Ripararsi
al chiuso rimanendo all'interno di edifici con porte
e finestre chiuse e impianti di ventilazione con
aspirazione dall'esterno spenti;
- Controllare
la catena alimentare sottraendo al consumo alimenti
o bevande contaminate;
- Proteggere
la catena alimentare impedendo che le sostanze radioattive
ne contaminino elementi (ad esempio portando
al coperto il foraggio).
Danno da radiazione
Responsabile del danno all'individuo è
la radiazione ionizzante. Per radiazione ionizzante
si intende qualsiasi radiazione che direttamente o
indirettamente modifica la carica elettrica degli
atomi o delle molecole e di conseguenza le proprietà
chimiche di queste: ciò ha un effetto significativo
sui processi biologici, per cui la radiazione ionizzante
può provocare danno agli organismi viventi.
Esistono essenzialmente due tipi di effetti: quello
somatico e quello genetico.
Gli effetti somatici riguardano le cellule
che presiedono alle funzioni dell'organismo, quelli
genetici riguardano invece i danni che si possono
riscontrare nelle generazioni future.
L'irradiazione può essere interna od esterna:
nel caso della contaminazione interna i radionuclidi
entrano nel corpo umano dall'ambiente esterno e raggiungono
l'uomo attraverso la rete alimentare per inalazione,
per ingestione o in seguito a lesioni della cute.
L'irradiazione interna è più pericolosa perché difficile
da rimuovere e perché interessa cellule e molecole
che possono essere fondamentali dal punto di vista
della vita.
La protezione dall'irradiazione interna può essere
realizzata limitando l'incorporazione per inalazione
ed ingestione.
L'irradiazione esterna è dovuta a radiazioni emesse
da sostanze radioattive sospese nell'aria, depositate
al suolo, sul corpo umano e/o su animali.
L'organismo può essere protetto dall'irradiazione
esterna evitando o riducendone l'esposizione mediante
allontanamento dalla sorgente, limitazione del tempo
di esposizione o schermatura.
In Italia, nel campo della protezione dalle radiazioni
ionizzanti, la legge fondamentale, che ha sostituito
il DPR 13 febbraio 1964, n. 185, entrata in
vigore il 1 gennaio 1996, è il decreto legislativo
del 17 marzo 1995, n. 230.
La legge disciplina tutte le attività che implicano
la detenzione, l'immagazzinamento, la produzione,
la manipolazione, il trattamento e l'eliminazione
delle sostanze radioattive naturali o artificiali;
quindi, oltre agli usi specifici dell'energia nucleare,
riguarda anche le macchine radiogene utilizzate a
fini medici ed industriali.
In base alle prescrizioni contenute in detta normativa
l'ex ENEA - DISP, oggi divenuta ANPA (Agenzia nazionale
per la protezione Ambiente costituita a seguito dell'emanazione
della Legge n. 61 del 21 gennaio 1994) ha il compito
di coordinare le misure adottate in Italia, di promuovere
l'installazione di stazioni di prelievo dei campioni
e di misura, di trasmettere agli organismi competenti
le informazioni relative ai rilevamenti effettuati.
I controlli vengono svolti tramite una rete di rilevamento
dislocata su tutto il territorio nazionale, capace
di misurare ricadute radioattive (fall aut)
da test nucleari, da incidenti gravi, da contaminazione
a largo raggio e di valutare le dosi assorbite dalla
popolazione a causa della radioattività dissolta nell'ambiente.
La regolamentazione protezionistica è fissata sulla
base di raccomandazioni emanate periodicamente dalla
"Commissione Internazionale per la Protezione dalle
Radiazioni" (ICRP).
Le suddette raccomandazioni si ispirano ai seguenti
principi generali:
- Non
dovrà essere autorizzata alcuna attività che comporti
esposizioni alle radiazioni, a meno che il fine
di tale attività non rappresenti un beneficio netto
e positivo per gli interessati;
- Tutte
le esposizioni alle radiazioni dovranno essere mantenute
a livelli tanto bassi quanto è concretamente ottenibile
tenendo conto dei fattori economici e sociali.
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