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Un
terremoto o sisma, è un'improvvisa,
rapida vibrazione del suolo causata dal rilascio di
una grande quantità di energia accumulata in
masse rocciose.
Precisamente un terremoto è prodotto dalla
brusca liberazione dell'energia accumulata da una
roccia sottoposta a sforzo.
Il fenomeno che sta alla base della maggior parte
dei terremoti è chiamato rimbalzo elastico.
A
pressioni non elevate le masse rocciose, se sottoposte
a sforzi, hanno un comportamento "fragile":
la roccia si deforma in modo elastico fino ad un valore
A dello sforzo accumulando energia. Al di sopra
di tale valore la relazione non è più
lineare. Quando lo sforzo raggiunge un determinato
valore C (punto di rottura) la roccia
si rompe, liberando tutta l'energia accumulata fino
a quel momento.
Pertanto
se una porzione di roccia inizia a deformarsi, essa
offrirà una certa resistenza (che cambia a
seconda del tipo di roccia), ma quando le forze che
tengono insieme la roccia vengono superate da quelle
che tendono a deformarla allora questa si spezza a
partire dal punto più debole dove si crea una
faglia. Si ha un brusco spostamento (sia in
senso orizzontale che in senso verticale) delle due
parti che rilasciano l'energia che avevano accumulato
durante la deformazione. Le due parti quindi ritornano
in pochissimo tempo alla loro posizione di equilibrio,
cioè in uno stato indeformato.
Se invece in una massa rocciosa esiste già
una faglia e le rocce vengono sottoposte a nuove sollecitazioni,
è l'attrito tra le due parti rocciose ad opporsi
al movimento e a fare accumulare tensione nelle rocce.
Quando la tensione che si è accumulata supera
la resistenza dell'attrito, le due parti riescono
a muoversi una rispetto all'altra fino a raggiungere
una nuova posizione di equilibrio. In seguito, le
tensioni fra i due blocchi crostali potranno riprendere
ad accumularsi e prima o poi si verificherà
un nuovo brusco spostamento delle parti e quindi un
nuovo evento sismico.
Il fenomeno può essere paragonato a ciò
che succede quando si tende un elastico: a un certo
punto si giunge al limite oltre il quale l'elastico
si rompe liberando l'energia che aveva accumulato
durante la tensione.
L'energia
accumulata nelle rocce si libera sotto forma di intense
e rapide vibrazioni che si propagano in tutte le direzioni
(come una sfera) sotto forma di onde elastiche chiamate
onde sismiche. Il punto della litosfera da
dove inizia la propagazione delle onde sismiche è
detto fuoco o ipocentro. L'ipocentro
di un terremoto viene individuato dalla sua profondità
in chilometri e dalla sua posizione in latitudine
e longitudine. Il termine epicentro,
più comunemente usato in riferimento alla localizzazione
di un terremoto, indica il punto della superficie
terrestre direttamente sopra l'ipocentro.
Raramente
un terremoto si presenta come un fatto isolato. Esso
può essere preceduto da piccoli movimenti tellurici
ed è seguito quasi sempre da scosse tanto numerose
quanto più intenso è stato il primo
evento. Queste scosse vengono definite repliche
e non scosse di assestamento come a volte vengono
chiamate perché in occasione di un terremoto,
all'interno della terra non si assesta nulla ma avviene
solo un mutamento degli equilibri esistenti.

In base alla profondità dell'ipocentro i terremoti
si possono dividere in:
-
terremoti superficiali con ipocentro tra
0 e 70 km; rappresentano circa l'85% di quelli registrati
ogni anno;
- terremoti
medi con ipocentro tra 70 e 300 km; rappresentano
circa il 12% del totale;
- terremoti
profondi con ipocentro oltre i 300 km; sono
circa il 3% del totale.
Le
onde sismiche
Le onde sismiche sono essenzialmente
onde sonore che si irradiano dall'ipocentro. Il comportamento
delle rocce attraversate dalle onde sismiche permette
di dividere queste ultime in due principali tipi:
- onde
di compressione, anche note come primarie o
onde P, che viaggiano, alla velocità compresa
tra 1,5 e 8 chilometri per secondo nella crosta
terrestre. Queste onde sono particolarmente veloci
e sono le prime che si registrano con il sismografo.
- onde
di distorsione, altrimenti note come secondarie
o onde S, che viaggiano più lentamente, solitamente
dal 60% al 70% della velocità delle onde
P.

La traiettoria descritta da entrambe le onde non è
rettilinea perché esse vanno soggette a riflessione
ed a rifrazione quando attraversano le superfici di
discontinuità che segnano il passaggio da una
zona ad un'altra di diversa composizione.
Le onde P fanno vibrare il terreno nella
stessa direzione in cui si propagano, mentre le onde
S lo fanno vibrare perpendicolarmente o trasversalmente
alla direzione di propagazione.
Oltre alle vibrazioni longitudinali e trasversali
esistono altri tipi di onda, che percorrono la superficie
del suolo senza spingersi in profondità.
Queste sono importanti perché inducono sforzi
di taglio nel terreno e producono i maggiori danni
in caso di sisma. La loro velocità è
minore rispetto alle S, e anch'esse possono essere
di tipo trasversale (onde di Lave o onde L)
o longitudinale (onde di Rayleigh o onde R).
Le onde sismiche prodotte da un terremoto si propagano
attraverso l'intera Terra. Disponendo di strumenti
abbastanza sensibili, è possibile registrare
le onde sismiche anche di un piccolo evento che si
verifichi in qualsiasi luogo nel mondo in un qualsiasi
altro posto del globo.
Sismografi
e sismogrammi
I sismografi sono il principale strumento degli
scienziati che studiano i terremoti. Migliaia di stazioni
sismografiche sono in funzione in tutto il mondo,
e questi strumenti sono stati trasportati anche sulla
Luna, su Marte e su Venere. Fondamentalmente un sismografo
è un semplice pendolo. Quando la terra trema,
la base dello strumento si muove con essa, ma l'inerzia
mantiene il pendolo in posto. Esso allora sembrerà
muoversi, relativamente al suolo che vibra. Muovendosi
esso traccia su un rullo di carta una registrazione
chiamata sismogramma.
Una stazione sismografica, dotata di tre differenti
pendoli disposti in maniera da registrare rispettivamente
i movimenti in senso nord-sud, est-ovest e verticali
della terra, possono produrre sismogrammi che consentono
agli scienziati di stimare la distanza, la direzione,
la magnitudo Richter e il tipo di movimento di faglia
che ha causato il terremoto.
I sismologi usano reti di stazioni sismografiche per
determinare la localizzazione di un terremoto, e per
meglio stimare gli altri suoi parametri.

Come
si misurano i terremoti
Dai dati sintetizzati nei sismogrammi, è possibile
dedurre la durata, l'epicentro, la profondità
della faglia dei terremoti e l'ammontare dell'energia
rilasciata. L'intensità di un terremoto è
valutata con la scala Mercalli e con
la scala Richter.
La scala Mercalli misura l'intensità
degli effetti di un terremoto in una data località.
Sulla scala Mercalli i valori, o gradi, variano da
I a XII.
Nella scala Richter l'intensità sismica
si esprime come magnitudo, e questa è definita
dal logaritmo del rapporto fra la massima ampiezza
di oscillazione del terreno e la durata dell'oscillazione.
Dalla magnitudo, tramite formule empiriche, si può
risalire all'energia rilasciata da un sisma.

Distribuzione
geografica dei terremoti
La maggior parte dei terremoti si verifica in tre
fasce principali, precisamente lungo le dorsali
oceaniche, nelle catene montuose di
recente formazione e nella cosiddetta cintura
di fuoco circumpacifica.
Altre zone sismicamente attive sono le regioni con
faglie e fratture dell'Africa orientale e alcune zone
marginali alle masse continentali. In generale devono
essere considerate pericolose tutte le aree con faglie
ancora in movimento.
Ogni anno sull'intero pianeta si registrano in
media circa un milione di terremoti, ma solo pochi
hanno effetti disastrosi.
I terremoti che si verificano lungo le dorsali oceaniche
hanno ipocentro superficiale e magnitudo relativamente
bassa. Le catene montuose di recente formazione comprendono
la catena alpina e la catena himalayana. Qui i terremoti
hanno ipocentri superficiali e possono raggiungere
magnitudo elevate. Nella cintura di fuoco circumpacifica
si registra il maggior numero di eventi sismici disastrosi
ed è qui che gli ipocentri raggiungono le maggiori
profondità. Il 95% dell'attività sismica
si verifica nelle fasce lungo le quali avvengono i
contatti tra le placche litosferiche.
Confrontando
la distribuzione delle aree vulcaniche e la localizzazione
delle principali placche litosferiche con la distribuzione
geografica delle aree sismiche, si rileva una notevole
coincidenza nella distribuzione di questi due tipi
di fenomeni. Questa coincidenza è dovuta al
fatto che le aree di confine delle placche rappresentano
zone di compressione e di distensione della
litosfera e sono le zone di maggiore instabilità
della superficie terrestre.
Il
rischio sismico in Italia
L'Italia è situata nella zona di collisione
tra le placche Africana ed Eurasiatica, e questo fatto
comporta un elevato rischio sismico. La sismicità
è concentrata nella parte centro-meridionale
della penisola ed in alcune aree settentrionali.
In questo millennio si sono verificati almeno 30.000
eventi sismici di media e forte intensità,
200 dei quali disastrosi. Nell'ultimo secolo, i terremoti
più forti hanno interessato soprattutto le
regioni appenniniche, la Calabria, la Sicilia, il
Friuli, le Marche e l'Umbria causando complessivamente
120.000 vittime e danni stimati in 120.000 miliardi
di lire.
Oltre alle abitazioni, alle opere pubbliche e alle
vite umane, una parte consistente del patrimonio storico
ed artistico del nostro paese è fortemente
esposta agli effetti del terremoto come purtroppo
si è potuto constatare in seguito al sisma
che ha colpito l'Umbria e le Marche nel settembre
del 1997.

Sulla base della frequenza e intensità dei
terremoti del passato, una parte del territorio nazionale
è stata classificata in tre categorie sismiche,
alle quali corrispondono livelli crescenti di protezione
richiesti per le costruzioni. Nel 1980 il Ministero
dei Lavori Pubblici ha effettuato la riclassificazione
sismica del territorio nazionale. La dichiarazione
di sismicità di un territorio significa che
in quel territorio ci si attende, prima o poi, un
terremoto con capacità distruttive. Nei comuni
classificati sismici le nuove costruzioni devono essere
progettate e realizzate in modo tale da poter sopportare
senza gravi danni i terremoti meno forti e da non
crollare in seguito a quelli più forti.
Complessivamente è classificato sismico il
45% della superficie del territorio nazionale, nel
quale risiede il 40% della popolazione. Oggi si stanno
predisponendo nuovi studi per la riduzione del rischio
sismico, al fine di sviluppare una più incisiva
azione di prevenzione.
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