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Se
si considera una particolare porzione di atmosfera,
si possono definire alcuni valori limite di qualità
dell'aria che rappresentano soglie di concentrazione
di determinati inquinanti. Se questi valori limite
vengono superati, gli inquinanti considerati generano
un rischio per la salute. Accanto a questi valori
limite sono stati introdotti i valori guida di qualità
dell'aria che si riferiscono a zone in cui si intende
attuare una prevenzione più specifica. Le definizioni
relative sono riportate nel già richiamato
Dpr 24 maggio 1988, n. 203.
E' difficile monitorare la qualità dell'aria
Nel caso della qualità dell'aria, si prescinde
dalle varie sorgenti che possono determinare l'inquinamento,
ma si considera il risultato delle varie emissioni
in termini di effetto sul sistema aria. La misura
della qualità dell'aria consente di correlare
il livello di inquinamento con il rischio potenziale
per la salute. Tuttavia, per ragioni di pratica applicabilità,
si possono tenere sotto controllo solo pochi
parametri: ad esempio nelle aree urbane, dove è
attiva una rete di rilevamento, si determinano generalmente
le concentrazioni di S02 (anidride solforosa), NO
(ossidi di azoto), CO (monossido di carbonio), polveri.
In caso di superamento dei limiti si cerca di intervenire,
a seconda dei casi, sulle sorgenti che possono emettere
questi inquinanti in quantità significative,
quali il traffico automobilistico, il riscaldamento
o le attività industriali.
La necessità di creare delle reti di rilevamento,
il ridotto numero di inquinanti misurabili, la difficoltà
di identificare le reali sorgenti coinvolte nell'inquinamento,
specialmente nei casi ove più sorgenti possono
essere potenzialmente responsabili, riducono di molto
l'utilità pratica della qualità dell'aria
come strumento di gestione dell'inquinamento atmosferico.
E' più facile controllare la sorgente
Si è pertanto spostata l'attenzione sulla sorgente,
introducendo i valori limite di emissione che sono
definiti dal Dpr n. 203 del 1988 come "la concentrazione
e/o la massa di sostanze inquinanti nella emissione
degli impianti in un dato intervallo di tempo che
non devono essere superate."
Il successivo Dm del 12 luglio 1990, contenente linee
guida per il contenimento delle emissioni inquinanti
degli impianti industriali e la fissazione dei valori
minimi di emissione, stabilisce, in alcuni casi, l'applicabilità
di un valore limite solo qualora una determinata emissione
raggiunga una prefissata quantità totale di
sostanza inquinante emessa in 1 ora. Il limite di
emissione viene applicato non solo alle sorgenti fisse
collegate ad attività industriali ma anche
agli scarichi degli autoveicoli, alle centrali termoelettriche,
agli impianti di riscaldamento domestico e così
via.
Il valore limite di emissione è associato a
condizioni di marcia dell'impianto considerate rappresentative,
come possono essere quelle di esercizio nelle normali
condizioni di marcia.
L'articolo 3, comma 14, del Dm 12 luglio 1990 specifica
che i valori limite non si applicano in caso di incidenti
o nelle fasi di avvio e di arresto degli impianti,
in quanto si considerano queste circostanze eccezionali.
Gestione diretta e indiretta dell'inquinamento
atmosferico
L'introduzione di un valore limite di emissione per
un inquinante rappresenta un modo diretto di gestione
del problema del contenimento dell'inquinamento atmosferico.
Nella normativa sono identificabili però anche
altri metodi, che possono essere considerati indiretti,
come la determinazione delle caratteristiche dei combustibili
che si devono utilizzare in particolari circostanze
(ad esempio il contenuto di zolfo nei carburanti per
autotrazione o il contenuto di piombo nei combustibili
per centrali termiche), o dei dispositivo di combustione
per ridurre, ad esempio, la formazione di ossido di
azoto.
E ancora: nei casi di emissioni diffuse legate alla
movimentazione di sostanze polverulente o al travaso
e alla lavorazione di sostanze organiche liquide volatili,
vengono elencate norme di buona pratica industriale
atte a prevenire e/o contenere l'emissione diffusa
In tutti i casi indiretti, si opera in modo preventivo
influendo sulle fonti dell'inquinamento, mentre il
limite di emissione pone l'attenzione sulla fase finale
del processo produttivo (l'emissione, appunto).
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