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La
definizione italiana
L'inquinamento atmosferico viene così definito
da quella che, come si vedrà , rappresenta
oggi la legge quadro italiana che regola la materia,
e cioè il Dpr n. 203 del 1988: "Ogni modificazione
della normale composizione o stato fisico dell'aria
atmosferica, dovuta alla presenza nella stessa di
una o più sostanze in quantità o con
caratteristiche tali da alterare le normali condizioni
ambientali di salubrità dell'aria, da costituire
pericolo ovvero pregiudizio diretto o indiretto per
la salute dell'uomo; da compromettere le attività
ricreative e gli altri usi legittimi dell'ambiente;
alterare le risorse biologiche e gli ecosistemi e
i beni materiali pubblici e privati".
La definizione europea
Per meglio comprendere la complessità del problema,
si può ricordare la definizione di inquinante
atmosferico contenuta nella proposta di direttiva
quadro comunitaria riguardante il monitoraggio e la
valutazione della qualità dell'aria (marzo
1993), secondo cui è inquinante atmosferico
"ogni sostanza presente nell'atmosfera che può
essere identificata sulla base dei seguenti criteri:
a) gravità e frequenza di effetti negativi,
osservati o sospetti, sulla salute umana con particolare
attenzione agli effetti irreversibili;
b) ubiquità e abbondanza dell'agente nell'ambiente
riguardante l'uomo, con enfasi sulle sostanze presenti
nell'atmosfera;
c) trasformazioni ambientali o alterazioni metaboliche,
se queste modificazioni possono portare alla produzione
di sostanze chimiche a maggiore tossicità potenziale;
d) persistenza nell'ambiente, particolarmente se l'inquinante
dovesse resistere alla degradazione ambientale e si
accumulasse nell'uomo, nell'ambiente e nella catena
alimentare;
e) popolazione esposta, dimensione della popolazione
esposta e speciali gruppi a rischio".
In queste definizioni si possono individuare alcuni
principi che è utile richiamare per meglio
inquadrare l'intera problematica del controllo dell'inquinamento
atmosferico e dei mezzi tecnici che si possono utilizzare.
Le sostanze che inquinano e le quantità
pericolose
La prima osservazione è che vengono prese in
considerazione singole sostanze con le loro particolari
caratteristiche chimiche, chimicofisiche e tossicologiche,
capaci di arrecare danno all'uomo, o, nel caso della
normativa nazionale, anche disturbo agli ecosistemi
e alterazioni ai beni materiali. Si giunge pertanto
a classificare le diverse sostanze in funzione della
loro pericolosità. Secondo elemento: per avere
inquinamento, queste sostanze devono essere presenti
nell'atmosfera in quantità tale da determinare
gli effetti negativi sopra ricordati. Pertanto si
considera una soglia di concentrazione sotto la quale
la presenza di una sostanza nell'aria non determina
uno stato di inquinamento. Conseguentemente, l'emissione
in atmosfera di una sostanza non viene considerata
come inquinamento se, in funzione delle caratteristiche
della sostanza, non si raggiunge una concentrazione
tale da causare un danno.
Stato
dell'aria e condizioni dell'ambiente
Altro aspetto critico è la definizione della
normale composizione dell'aria nei riguardi dei cosiddetti
componenti in tracce. Si è già visto
che la concentrazione di queste sostanze varia a seconda
delle condizioni meteorologiche, della zona geografica
e così via. Nelle diverse situazioni si possono
avere effetti sull'uomo
anche gravi, dovuti sia ad alte concentrazioni di
sostanze pericolose a seguito di eventi particolari,
sia alla somma di più inquinanti che possono
interagire in funzione delle particolari condizioni
ambientali.
Infine, occorre considerare la durata della possibile
esposizione dell'uomo a quella determinata concentrazione
di inquinante.
Quando si parla di inquinamento atmosferico, si può
quindi definire l'emissione nel seguente modo: "qualsiasi
sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell'atmosfera,
proveniente da un impianto, che possa produrre inquinamento
atmosferico" (Dpr n. 203/1988).
Fonti
naturali e antropiche
Le fonti dell'inquinamento atmosferico sono molteplici.
Si possono individuare fonti di origine naturale,
come le emissioni legate a effetti vulcanici o alle
reazioni di decomposizione di materiali organici naturali
che avvengono nelle paludi, nelle torbiere e così
via. Altre fonti, dette antropiche, sono strettamente
legate all'attività dell'uomo e possono essere
ricollegate alla produzione di energia, all'attività
industriale e dei servizi, ai trasporti, all'allevamento
del bestiame, all'attività agricola, al riscaldamento
domestico, alla gestione dei rifiuti, al tempo libero
e così via. Ogni fonte di emissione è
caratterizzata da una serie di fattori che riguardano:
a) la natura della sostanza o delle sostanze contemporaneamente
immesse nell'atmosfera;
b) la quantità e la durata dell'emissione;
c) le modalità con le quali questa emissione
avviene;
d) la localizzazione dell'emissione;
e) la porzione di atmosfera direttamente interessata
all'emissione.
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