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IL DANNO

Per danno uditivo si deve intendere, secondo la definizione che ne danno in via generale la legge e i giudici, l'effetto durevole e irreversibile del rumore sull'apparato uditivo dell'uomo, tale da determinare la lesione permanente dell'organo dell'udito.
La ricerca audiologica ha infatti da tempo potuto accertare che prolungati periodi di esposizione a livelli elevati di rumorosità provocano statisticamente la comparsa di sordità non guaribile, derivante dalla morte di specifiche cellule non rigenerabili del nostro organo sensoriale.
Per comprendere come ciò accada, è sufficiente riferirsi alle caratteristiche anatomiche e funzionari dell'apparato uditivo.
Meno facile è invece la definizione dei danni extrauditivi, dato che questi tipi di danni appartengono tutti a quell'area di patologie dovute a più fattori e generalmente descritte come stress, a eccezione di casi ben definiti di rumori con caratteristiche di intensità o spettro molto particolari.
Le prime cellule dell'apparato uditivo a essere danneggiate dal rumore sono generalmente quelle esterne, con innalzamento della soglia uditiva omogeneo a tutte le frequenze e di entità contenuta entro i 50 decibel; successivamente, vengono danneggiate le cellule più interne, con ulteriore innalzamento della soglia e differenziazione del danno per frequenza.
Il disturbo provocato all'apparato uditivo dal rumore si chiama ipoacusia.
Sono due le conseguenze neurofisiologiche dell'esposizione al rumore e vengono generalmente indicate come reazioni di allarme e reazioni neurovegetative.
Entrambe le reazioni tendono a predisporre l'organismo a un migliore adattamento alla situazione esterna e quindi hanno finalità positiva: il loro prolungarsi nel tempo può tuttavia dare luogo a fenomeni degenerativi anche gravi.
In lavoratori esposti per lungo tempo a elevati livelli di rumorosità è stato notato un aumento delle affezioni cardiocircolatorie, gastroenteriche ed endocrine.
Inoltre, possono registrarsi danni anche a carico del sistema nervoso centrale, sotto forma di alterazioni elettroencefalografiche, rallentamento dei tempi di reazione, aumento degli errori e imprecisioni sul lavoro.
Infine va ricordato che il rumore ad alti livelli, mascherando i messaggi verbali, obbliga a un notevole sforzo di comprensione e a un uso scorretto delle corde vocali.

Disturbo e sensibilità
il principale nemico è il traffico
Nella larga maggioranza dei casi, i dati disponibili si riferiscono prevalentemente o esclusivamente alla rumorosità delle diverse forme di traffico.
I dati contenuti nella letteratura tecnica e medica possono essere esaminati secondo i seguenti aspetti:

a) parametri descrittori del disturbo;
b) soglie di sensibilità;
c) sorgenti statisticamente significative;
d) tipologia di disturbo e conseguenze.

Come descrivere il disturbo
Anche se la discussione sugli indicatori del disturbo da rumore è ancora aperta in sede tecnica e scientifica, si può affermare che il livello sonoro equivalente in decibel, sia il parametro descrittore adottato generalmente a livello internazionale.
Parametri particolari sono stati introdotti, e talora recepiti dalle normative, principalmente per poter registrare il diverso grado di disturbo associato a un segnale di livelli variabili nel tempo, alla rumorosità che si verifica in orario notturno e alla caratterizzazione tonale.

Quando la sorgente diventa significativa
Si è già visto che la gran parte delle risposte soggettive individua nel traffico la sorgente sonora di maggiore disturbo, sia in ambito urbano, sia nelle aree esterne.
Va ricordato a questo proposito che nel caso del fastidio da rumore entrano in gioco non solo e non tanto i fattori fisiologici che stanno all'origine del danno uditivo, ma gli aspetti psicologici soggettivi della sensazione uditiva, molti dei quali anche inconsci e frequentemente collegati ad aspetti culturali.
Così se pochi soggetti, statisticamente, lamentano disturbo da musiche del vicinato o da emissioni industriali, ciò non significa solo, né principalmente, che pochi sono i soggetti esposti a questo tipo di immissioni sonore, ma che mediamente il grado di accettabilità soggettiva di questo tipo di emissioni è più elevato che nel caso del traffico.

I diversi tipi di disturbo
Con riferimento al disturbo del riposo notturno, esperimenti condotti in laboratorio e volti a osservare la risposta elettroencefalografica, hanno evidenziato una possibile riduzione del sonno profondo dell'ordine dei 15 minuti, ossia una riduzione del 35% del periodo medio complessivo di sonno profondo, per livelli di immissione dell'ordine dei 65 decibel misurati all'esterno.
Difficoltà nel prendere sonno è stata correlata da altri autori a livelli di rumorosità, sempre misurati all'esterno ma nell'intervallo tra le 0 e le 5 del mattino, superiori ai 45 decibel (prima soglia) ovvero ai 55 decibel (seconda soglia).
Per quanto attiene le attività svolte durante il giorno, si sono osservati minori rendimenti degli studenti per livelli di rumorosità misurati in facciata superiori ai 57 decibel.

.: Progetto di sistema FSE ob.3 Mis. C1 2001 ID 19563 :.
Progetto cofinanaziato dal Fondo Sociale Europeo, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalla Regione Lombardia