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L'equilibrio
della composizione della troposfera, cioè del
nostro ambiente di vita, può essere messo in
pericolo da sostanze inquinanti: sostanze estranee
o no alla composizione dell'aria, capaci, quando la
loro concentrazione supera determinati valori, di
compromettere la salute o comunque di causare danni
alle persone, agli animali, alla vegetazione, alle
cose.
Sulla base del loro stato fisico, gli inquinanti atmosferici
si dividono in due grandi categorie: inquinanti gassosi
e inquinanti pulviscolari.
L'inquinamento atmosferico è per certi versi
più drammatico di ogni altro inquinamento.
Mentre, almeno per noi uomini, è in qualche
misura possibile sottrarci ad altri inquinamenti (possiamo
per esempio bere altra acqua se quella del rubinetto
è diventata imbevibile), l'aria è un
ambiente dal quale non ci è consentito evadere.
E mentre altri inquinamenti sono, quanto alla diffusione,
controllabili (sempre in qualche misura), l'aria
non rispetta frontiere, non ammette barriere,
si sposta liberamente anche a centinaia di chilometri
di distanza dal luogo in cui
l'inquinamento si è originato. È raro
il caso di inquinamenti dovuti a cause naturali.
Ci sono stati per esempio, nella storia, incendi il
cui pulviscolo ha reso irrespirabile l'aria anche
molto lontano dal luogo d'origine; o eventi vulcanici
che hanno reso impossibile la vita anche dove non
sono giunti né lava né fiamme.
Ma, eccezioni a parte, l'inquinamento è legato
allo svolgimento delle attività umane.
Si debbono considerare eccezionali anche gli inquinamenti
in aperta campagna.
Gli inquinamenti si verificano invece con relativa
frequenza negli ambienti chiusi e negli agglomerati
urbani, soprattutto in quelli altamente industrializzati.
Sull'andamento di un fenomeno di inquinamento (che
non riguardi un luogo chiuso) sono determinanti le
condizioni meteorologiche.
In particolare le inversioni termiche e la presenza
e velocità dei venti.
Le piogge favoriscono la diminuzione delle condizioni
di concentrazione che determinano l'inquinamento;
mentre agiscono al contrario le nebbie.
Tutto questo spiega perché in Lombardia le
maggiori concentrazioni di inquinamenti si hanno d'inverno,
in particolare nelle giornate prive di vento, nei
periodi di minore piovosità, in caso di nebbia
e con formazione di inversioni termiche.
La nebbia può dare origine allo smog: nebbia
sporca, costituita da vapor acqueo e da pulviscolo
scuro prodotto dalle combustioni provenienti dagli
impianti di riscaldamento dei grandi centri urbani
o da impianti industriali.
La nebbia assorbe le particelle pulviscolari
e solubilizza molti inquinanti; in presenza di basse
temperature rende più duratura la vita dei
microrganismi inquinanti; stabilisce un più
intimo contatto fra l'organismo umano e l'ambiente
diminuendo le difese del primo agli attacchi del secondo;
e costituisce un filtro impenetrabile ai raggi ultravioletti.
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