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Fin
dal sorgere della tecnica di depurazione il problema
del trattamento dei fanghi fu il più difficile
da risolvere in modo soddisfacente dal lato igienico
e da quello economico.
La loro putrescibilità ne impone l'allontanamento
o la trasformazione, ma poiché il trasporto
allo stato naturale sarebbe molto costoso, gli studi
dei tecnici sono stati sempre diretti a determinare
sistemi di trattamento che permettessero di rendere
innocui i fanghi e possibilmente di trarne un utile
che potesse compensare almeno in parte le spese di
esercizio degli impianti stessi.
A causa della sua elevata percentuale di acqua e della
sua tossicità il fango non poteva essere utilizzato
direttamente come concime.
Si è quindi pensato di internarlo temporaneamente
in basse trincee o di lasciarlo essiccare in appositi
stagni.
Il trattamento moderno riconosciuto igienicamente
idoneo ed economicamente conveniente è quello
biologico, ottenuto ,sfruttando l'attività
dei microrganismi contenuti nella massa stessa del
fango.
La convenienza igienica deriva dal fatto che con la
fermentazione anaerobica vengono distrutti i microrganismi
patogeni e di conseguenza il fango risultante può
essere adoperato senza pericolo come concime per qualsiasi
specie di coltivazione. Dal punto di vista tecnico
i risultati del trattamento sono: la forte riduzione
di volume del fango originario, la grande fluidità
del fango digerito, l'assenza di odori, l'abbassamento
della tossicità e la proprietà di essiccarsi
molto rapidamente.
Con l'essiccamento si ha un'ulteriore riduzione di
volume e di peso, per cui le spese di allontanamento
diventano trascurabili e in genere possono trovare
compenso nel valore del fango da usarsi come concime.
Il volume del fango digerito, seccato all'aria, è
all'incirca un decimo del volume del fango originario.
Il suo aspetto è quello di un terriccio poroso
e leggero.
Il complesso di fenomeni chimici e biologici che produce
la trasformazione delle sostanze organiche in altre
più semplici, organiche o inorganiche, è
quello che con termine generico si chiama fermentazione.
Con la parola digestione si indica nella pratica depurativa
quella speciale fermentazione che avviene con reazione
alcalina del fango in cui si svolge. Questa fermentazione
è quella che interessa maggiormente perché
produce la più rapida riduzione di volume del
fango senza sviluppi di cattivi odori e conferisce
al fango stesso quelle caratteristiche di fluidità
e di essiccabilità di elevata importanza economica.
Il fango fresco lasciato a sé tende a subire
la fermentazione acida, la quale dà luogo ad
una massa maleodorante e viscosa che stenta molto
a ridursi di volume, ma, in adatto ambiente, quale
si ha nelle ordinarie vasche di una certa profondità,
la fermentazione acida viene più o meno lentamente
sostituita dalla fermentazione alcalina detta anche
digestione o fermentazione metanica a causa
del metano che essa produce.
Questa specie di fermentazione è dovuta a microrganismi
metanogeni, i quali prendono sempre più il
sopravvento sugli altri man mano che il fango tende
ad alcalinizzarsi. Una moderata aggiunta di calce
nella pratica favorisce lo sviluppo di tali microrganismi
e accelera l'avviamento del processo digestivo.
Un impianto di sedimentazione e trattamento dei fanghi
può essere costituito da vasche a due compartimenti
(pozzi Imhoff) di cui uno superiore per la
sedimentazione e uno inferiore per la digestione dei
fanghi, oppure da vasche di sedimentazione e vasche
di digestione separate, dette anche digestori.
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