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I
trattamenti chimico-fisici servono ad eliminare le
sostanze inquinanti non biodegradabili disciolte nell'acqua,
oppure a ridurre il carico organico prima che lo scarico
venga avviato alla depurazione biologica, o, ancora,
ad eliminare dall'acqua che deve essere scaricata
le eccessive quantità di fosfati o sostanze
azotate.
I trattamenti chimico-fisici sono spesso utilizzati
nelle industrie per il trattamento parziale delle
acque già usate in modo da consentirne nuovamente
l'impiego in fabbrica prima del loro rilascio.
Questo processo, è stato sviluppato fin dal
1962 da un ingegnere il quale coniò il termine
epicresi per indicare una sua teoria che prevede il
riutilizzo delle acque già usate in un reparto
di un'industria per lo stesso scopo alla quale sono
state inizialmente destinate o per altri utilizzi
nell'azienda stessa; questi riutilizzi prevedono un
trattamento solo parziale limitando gli interventi
alla rimozione dei soli inquinanti che potrebbero
causare inconvenienti per il nuovo impiego.
Questo tipo di gestione delle acque si rivela un notevole
vantaggio per le industrie in quanto è la direzione
tecnica dell'azienda a giudicare la qualità
dell'acqua, limitando gli interventi all'eliminazione
delle sole cause che potrebbero danneggiare le attrezzature
e la produzione dell'impianto.
Oltre al risparmio nelle operazioni di depurazione,
sono notevoli anche i risparmi nell'acquisto di acqua
esterna.
Ovviamente un'azienda che applica l'epicresi deve
sempre depurare i quantitativi di acqua che scarica
all'esterno rendendoli conformi ai limiti di legge.
ADSORBIMENTO SU CARBONE
Si
definisce adsorbimento la proprietà di una
sostanza solida di far aderire alla propria superficie
altre sostanze gassose o disciolte in un solvente,
in modo tale di trattenerle presso di sé.
E' pertanto evidente che i migliori materiali adsorbenti
sono quelli porosi e dotati di una superficie quanto
più possibile estesa, a parità di peso
e di volume.
Per questo motivo il carbone viene sottoposto ad un
trattamento di "attivazione" consistente
in un riscaldamento in presenza di adatti reagenti
(acido cloridrico, cloro, anidride carbonica)
e tendente appunto a farne aumentare la superficie;
il carbone così trattato dicesi carbone
attivo.
Non tutte le sostanze disciolte vengono adsorbite
e non tutte allo stesso grado. Secondo una regola
(regola di Traube), a parità di ogni
altra condizione sono adsorbite preferenzialmente
le sostanze a più alto peso molecolare; ma
vi sono alcune eccezioni a tale regola.
Naturalmente ad un certo punto il carbone si satura
di sostanze adsorbite, ed il suo potere adsorbente
si esaurisce; occorre allora rigenerarlo, mediante
un moderato riscaldamento in atmosfera di gas inerte
contenente solo la quantità di ossigeno strettamente
necessaria per ossidare le impurezze adsorbite, senza
danneggiare il carbone, il cui calo di peso non deve
superare il 4-5% per ogni rigenerazione. L'adsorbimento
su carbone attivo granulare è impiegata nei
trattamenti di terzo stadio, quando si vogliono eliminare
i detergenti sintetici, i quali vengono adsorbiti
quantitativamente.
Con la imposizione dei detergenti biodegradabili questo
metodo ha perso un po' della sua importanza, perché
lo stadio biologico, se ben condotto, è sufficiente
a demolire tali composti.
Tuttavia, quando si desidera scaricare un affluente
veramente accettabile anche in un corpo idrico ricevente
dotato di elevate caratteristiche di purezza (laghi
di importanza turistica, ecc.) è sempre
consigliabile sistemare in coda all'impianto una colonna
di carbone attivo, perché esso oltre ad eliminare
anche le ultime tracce di detersivo, rimuove interamente
i residui di sostanze organiche sfuggiti allo stadio
biologico, ed inoltre elimina le eventuali sostanze
coloranti presenti e, qualora l'effluente sia sottoposto
a clorazione allontana anche gli ultimi residui di
cloro.
COAGULAZIONE
La coagulazione è l'operazione che consente
di favorire la sedimentazione di particelle finemente
disperse che non si depositerebbero con una velocità
compatibile con i tempi di lavorazione.
La teoria si basa sulla capacità di alcune
sostanze dette "agenti coagulanti",
di annullare le forze elettrostatiche repulsive fra
le particelle, riunendole in agglomerati che raggiungono
un peso tale da precipitare facilmente.
Gli agenti coagulanti spesso usati per le acque reflue
sono:
- solfato
di alluminio
- sodio
alluminato, cloruro ferrico, solfato ferroso
- calcio
idrato
- polimeri
organici sintetici noti come polielettroliti.
ELETTROLISI
L'elettrolisi è quel processo che permette
di far depositare sull'anodo o sul catodo di una cella
elettrolitica gli ioni che si vogliono recuperare
da una soluzione, facendo passare nella stessa una
corrente elettrica.
Questo metodo è alquanto costoso per cui l'impiego
su un'acqua reflua è giustificato solo se la
sostanza da recuperare ha un valore economico maggiore
della spesa affrontata per recuperarla.
NEUTRALIZZAZIONE
La neutralizzazione serve per riportare il pH
dell'acqua al suo valore di neutralità, sia
prima di ulteriori trattamenti, sia prima dello scarico
finale.
Il controllo della neutralizzazione è generalmente
affidato a sistemi automatici comandati da un misuratore
di pH.
La variazione di flusso dell'acqua di scarico, la
sua non perfetta omogeneizzazione con i reattivi,
la sua capacità tampone e la possibilità
che si sporchi la sonda del pH, sono fattori che non
consentono di ottenere risultati ottimali.
I reattivi usati sono:
- per
le acqua alcaline, l'acido solforico o cloridrico
oppure il biossido di carbonio;
- per
le acque acide, la calce nelle sue diverse forme:
CaO, Ca(OH)2 e CaCO3,
anche se viene impiegato di preferenza il latte
di calce per la sua maggiore velocità di
reazione.
Durante
la reazione dio neutralizzazione possono avvenire
precipitazione dovuta ai prodotti di reazione o alle
impurità presenti nello scarico.
OSMOSI
INVERSA
L'applicazione dell'osmosi inversa al trattamento
delle acque reflue è limitato a quei casi in
cui è necessario eliminare sali inorganici
disciolti negli effluenti, purché contenenti
una ridotta quantità di sostanze disperse,
per evitare un immediato intasamento delle membrane
usate per l'operazione.
Spesso il processo di osmosi inversa viene preceduto
da una sedimentazione con coagulazione e da una filtrazione.
OSSIDORIDUZIONE
Il processo di ossidoriduzione è un processo
simultaneo, cioè è necessario che una
reazione di ossidazione avvenga contemporaneamente
ad una di riduzione.
A volte è necessario ossidare o ridurre un
composto contenuto nelle acque reflue per renderlo
meno tossico o più facilmente eliminabile.
Si parla di ossidazione quando si aggiunge all'acqua
da trattare un ossidante e tra questi i più
usati sono l'acqua ossigenata e il permanganato di
potassio.
Le sostanze che sono ossidate sono numerose: solfuri,
cianuri, solfiti, ferro, manganese, fenoli, aldeidi,
ammine aromatiche, chetoni, esteri, acidi e ammine
alifatiche.
L'agente ossidante e la sua quantità sono stabiliti,
a seconda dell'effluente da trattare, con prove di
laboratorio.
Si parla invece di riduzione quando si aggiunge all'acqua
da trattare un riducente. Questo metodo è poco
usato e viene applicato quasi esclusivamente per ridurre
i cromati a cromo trivalente mediante l'aggiunta di
sali di ferro o metabisolfito di sodio.
PRECIPITAZIONE
La precipitazione è un'operazione alla
quale generalmente si ricorre per eliminare dall'acqua
che deve essere scaricata un anione o un catione presenti
in concentrazione più alta di quella prevista
dalla legge.
La precipitazione viene effettuata aggiungendo all'acqua
una sostanza in grado di legarsi con la specie da
eliminare in modo da formare un composto insolubile
che precipita.
La teoria alla base della precipitazione è
quella relativa al prodotto di solubilità dei
composti chimici.
SCAMBIO IONICO
Particolari scarichi, soprattutto di provenienza
industriale, sono trattati, con ottimi risultati,
con resine a scambio ionico.
Questo processo, utilizzato soprattutto per le acque
grezze prima del loro impiego in un'industria, diventa
particolarmente delicato quando è necessario
trattare acque reflue, in quanto le caratteristiche
degli effluenti sono più soggette a variazioni
sia per quanto riguarda la concentrazione delle sostanze
inquinanti, sia per quanto riguarda parametri come
il pH che influiscono sul processo basato sullo scambio
ionico.
A seconda delle caratteristiche delle acque bisogna
usare resine cationiche, anioniche, o di entrambi
i tipi.
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