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I
trattamenti biologici sono i metodi più usati
per la depurazione delle acque, soprattutto di provenienza
urbana, ma anche industriale.
Sono trattamenti basati sulla trasformazione da parte
di microrganismi delle sostanze inquinanti organiche,
in sostanze più semplici.
I trattamenti biologici coinvolgendo microrganismi,
risultano alquanto complessi. Prima di trattare i
vari tipi di trattamenti biologici è necessario
accennare ai microrganismi coinvolti nella depurazione.
MICROORGANISMI COINVOLTI NELLA
DEPURAZIONE
I
batteri sono la classe di microrganismi
che riveste la maggiore importanza nei processi di
depurazione; tuttavia possono essere utilizzati nel
trattamento delle acque anche alghe, virus,
protozoi, rotiferi, funghi e muffe.
La presenza di tutte queste specie è strettamente
dipendente dalle caratteristiche chimiche e fisiche
del sistema ed è inoltre legata alle probabili
interazioni fra microbi della stessa specie o di specie
diversa.
Tali interazioni possono essere sia di tipo positivo
(sinergismo, parassitismo) sia di tipo
negativo (predazione, competitività).
I batteri sono organismi monocellulari eterotrofi,
cioè devono assumere dall'esterno le sostanze
organiche che non sono in grado di sintetizzare da
soli.
Possono essere classificati in:
- aerobi,
se per la loro sopravvivenza è necessaria
la presenza di ossigeno;
- anaerobi,
se per la loro sopravvivenza è necessaria
l'assenza di ossigeno;
- facoltativi,
quando possono vivere in entrambe le condizioni
precedenti;
Un'ulteriore classificazione basata sulla temperatura
ambientale ottimale per la crescita di microrganismi
li suddivide in:
- criofili
(288,15 k)
- mesofili
(298,15-313,15 k)
-
termofili (323,15-333,15 k):
Il pH ottimale di crescita è compreso fra i
valori di 6,5 e 7,5.
Tutti i microrganismi come ogni specie vivente, hanno
bisogno di nutrimento per la crescita e la moltiplicazione.
Lo svolgimento di queste funzioni comporta un consumo
di energia.
I processi depurativi per via biologica sfruttano
proprio le necessità dei batteri di utilizzare
sostanze organiche nutritive e sostanze organiche
energetiche per soddisfare le loro esigenze.
La trasformazione delle sostanze presenti negli scarichi
porta alla formazione di materia vivente (rappresentata
dai batteri in crescita e moltiplicazione) e di
materiali generalmente gassosi, prodotti dal metabolismo
dei microrganismi.
Considerando
un sistema chiuso, l'aumento del numero di microrganismi
segue un andamento caratterizzato da diverse fasi.
Le prime due fasi consistono nell'attivazione
degli enzimi da parte dei microrganismi; gli
enzimi, definiti anche biocatalizzatori
servono per l'attacco alle sostanze organiche.
La terza fase, detta di accrescimento esponenziale,
è caratterizzata da un'enorme moltiplicazione
di individui dovuta all'elevata concentrazione di
nutrimento.
Nella quarta fase si assiste dapprima a un rallentamento
e successivamente a un arresto della
crescita della colonia dovuto all'esaurimento del
materiale nutritizio. L'ultima fase consiste nell'autodistruzione
dei microrganismi che, non avendo più a disposizione
nutrimento esterno, consumano il loro stesso protoplasma
autodistruggendosi.
I sistemi di depurazione biologici utilizzati, possono
essere suddivisi in trattamenti aerobici
e anaerobici.
Nel primo caso i microrganismi eterotrofi traggono
dal carbonio contenuto nella sostanza organica la
loro energia, formando anidride carbonica con l'ossigeno,
e lo usano come materia prima per la sintesi cellulare.
Nel secondo caso, in assenza di ossigeno, i microrganismi
eterotrofi traggono energia direttamente dalla demolizione
dei composti organici.
I processi aerobici hanno la caratteristica di utilizzare
l'ossigeno per creare condizioni favorevoli a mantenere
una corretta attività dei microrganismi.
Il risultato è la formazione di una massa fioccosa
biologica, che secondo la tipologia dell'impianto
si dispone in determinate zone al suo interno.
Questa massa aggrega le particelle colloidali del
liquame e adsorbe sostanze disciolte di altro genere.
Perché questa massa biologica si mantenga attiva
è necessario che la concentrazione di ossigeno
disciolto si mantenga sempre sopra ad una specifica
concentrazione e poiché il consumo di ossigeno
è molto elevato, questo deve essere prodotto
artificialmente a mezzo di apposite apparecchiature.
LETTI
PERCOLATORI
Il sistema a letti percolatori è stato
il primo a consentire rese elevate.
I letti percolatori sono costituiti da una struttura
cilindrica, di altezza variabile da un metro ad alcuni
metri, riempita con pietre della grandezza di 4-8
centimetri o con manufatti in plastica che possono
presentare forme diverse.
La presenza del materiale di riempimento consente
di ottenere un'elevata superficie, lasciando contemporaneamente
ampi spazi per la percolazione del liquido.
L'acqua da trattare, che deve essere stata sottoposta
ad una sedimentazione primaria, viene immessa dall'alto
e viene distribuita da un braccio munito di ugelli
il cui movimento rotatorio è dovuto alla spinta
impressa dall'acqua che fuoriesce e scorre sulle superfici
del materiale di riempimento fino al fondo della struttura.
L'acqua scorre sulle pietre senza mai riempire completamente
lo spazio a disposizione, in modo da favorire la circolazione
dell'aria.
L'acqua che si raccoglie nella parte inferiore insieme
alle particelle, formate dai batteri che si staccano
dalle superfici del materiale di riempimento, viene
inviata ad un sedimentatore che separa l'acqua dal
fango.
In un letto percolatore, subito dopo l'attivazione,
la superficie delle pietre e dei manufatti è
pulita, ma con lo scorrere dell'acqua si comincia
a formare una pellicola di batteri aerobi.
Con il trascorrere del tempo, sulle superfici del
pietrisco si forma una pellicola dello spessore di
1-3 millimetri costituita da microrganismi che adsorbono
i materiali organici trasportati dal liquame.
Con il trascorrere delle fasi di depurazione si forma
un ispessimento della pellicola tanto che nella parte
aderente al supporto si forma uno strato nel quale
prevalgono i fenomeni anaerobici.
Successivamente, poiché le fermentazioni anaerobiche
producono prodotti gassosi, la pellicola biologica
si stacca dalla superficie lasciandola libera per
poter ricominciare un altro ciclo.
Poiché la zona superiore del letto sopporta
la maggiore parte organica del carico organico, sulle
pietre superficiali si formano le pellicole più
spesse.
Il dimensionamento di un letto percolatore dipende
dalla velocità di rimozione della sostanza
organica da parte dei microrganismi.
Tale velocità è influenzata non solo
da fattori chimico-fisici (ph, quantità
di ossigeno, presenza di sostanze tossiche, presenza
di sali minerali), ma soprattutto dalla quantità
di microrganismi presenti nel reattore.
Non è facile stabilire il peso della massa
batterica presente, tuttavia questa risulta correlata
alla superficie del materiale di supporto, per cui
conoscendo il carico di BOD5 che si vuole abbattere
si può risalire alla superficie necessaria
utilizzando curve sperimentali.
I letti percolatori oltre ad avere un basso costo
di esercizio, possono sopportare una certa oscillazione
di concentrazione e composizione dell'acqua reflua.
Richiedono però un dislivello rispetto alla
vasca di sedimentazione primaria, se si vuole inviare
l'acqua dall'una all'altro, senza ricorrere a pompe;
inoltre presentano il difetto di attirare insetti
ed emettere cattivo odore.
DISCHI
BIOLOGICI
E' un sistema in cui il pietrisco presente nei
letti percolatori è costituito da una serie
di dischi in polietilene (ruotanti lentamente attorno
ad un albero alla velocità di tre giri al minuto),
in numero di 150-200, spessi 10-12 mm., del diametro
di tre mm., distanziati tra loro di circa 20 cm.
I dischi sono immersi per il 40 % nella vasca dove
scorrono continuamente i liquami e i microrganismi
si sviluppano su di essi, ricoprendoli.
Rispetto al sistema dei letti percolatori sono in
movimento sia il liquame sia il pietrisco e questo
presenta un doppio vantaggio: è efficace anche
per depurare acque fortemente inquinate e inoltre
eventuali sostanze tossiche presenti distruggono solo
i microrganismi che rivestono i primi dischi investiti
dall'acqua reflua.
E' un sistema adatto per depurare liquami di differente
carico inquinante.
FOSSA SETTICA
La vasca settica è una vasca di sedimentazione
delle acque di rifiuto destinata a trattenere le sostanze
solide dalle acque di rifiuto immesse in essa tanto
a lungo da consentire un'adeguata decomposizione del
fango.
Perciò, questa unità svolge due processi:
sedimentazione e degradazione biologica del fango.
Quando le acque di rifiuto entrano in questo tipo
di vasca, la sedimentazione avviene nella parte superiore,
permettendo di scaricare dalla vasca un liquido contenente
una minore quantità di sostanze solide in sospensione.
Le sostanze solide sedimentate vengono sottoposte
alla degradazione per opera di batteri anaerobi, e
quindi i prodotti finali sono ancora più instabili,
per esempio hanno un elevato BOD ed emanano odori.
L'effluente che esce dalla fossa settica è
distribuito sulla superficie del suolo attraverso
un campo di smaltimento.
Le fosse settiche sono il metodo più soddisfacente
per smaltire le acque di rifiuto prodotte da piccole
installazioni, in particolare da singole abitazioni
e fabbricati rurali isolati, che non sono ,allacciati
alla fognatura pubblica.
Però, non assicurano l'eliminazione dei microrganismi
patogeni trasportati dalle acque di rifiuto; è
quindi indispensabile impedire che l'effluente della
fossa settica si infiltri nelle acque destinate agli
usi alimentari e domestici.
La fossa settica è un trattamento di tipo anaerobico.
STAGNI
OSSIDATIVI
Riproduce il processo di autodepurazione attuato
in natura dalle acque stagnanti; si tratta di ampi
bacini (dall'ampiezza di varie decine di migliaia
di mq, profondi fino a 5 m.) nei quali viene immessa
l'acqua da depurare addizionata con batteri aerobi
e alghe.
Tra questi microrganismi si instaura una sorta di
simbiosi: i primi ossidano la sostanza organica e
formano sostanza inorganica che viene assimilata dalle
alghe le quali effettuano la fotosintesi, sintetizzando
composti organici e liberando ossigeno utile per i
batteri; quindi anche la luce solare apporta il proprio
contributo ai fini del funzionamento del sistema.
L'acqua permane nello stadio per lunghi periodi, e
a poco a poco si depura per l'azione ossidativa dei
batteri e delle alghe; nella parte più profonda
dello stagno prevale, a causa della carenza di ossigeno,
l'azione dei microrganismi anaerobi.
E' un processo discontinuo, valido per le aziende
che scaricano periodicamente acqua inquinata che può
comunque permanere anche per lunghi periodi negli
stagni.
SISTEMA A EVAPOTRASPIRAZIONE
I suoli in cui l'acqua percola molto lentamente
o i suoli in cui la superficie della falda freatica
è molto alta non costituiscono un ambiente
adatto per lo smaltimento dell'effluente di una camera
di digestione quale la fossa settica.
Il sistema a evapotraspirazione fornisce un metodo
per lo smaltimento dell'effluente quando non si può
usare l'infiltrazione del suolo.
Il letto di evapotraspirazione è contenuto
all'interno di una pellicola di plastica impermeabile
perché l'effluente liquido non possa infiltrarsi
nel suolo.
Lo smaltimento delle acque di rifiuto avviene attraverso
l'evaporazione e attraverso la traspirazione (attraverso
la vegetazione che ricopre il letto).
Il progetto del letto di evapotraspirazione, consente
una vigorosa attività aerobica dei microrganismi
per effetto della quale le sostanze presenti nelle
acque di rifiuto vengono ossidate.
Un'altra caratteristica di questo sistema è
il fatto che la vegetazione piantata sul letto di
evapotraspirazione viene rifornita delle sostanze
nutritizie immesse nelle acque di rifiuto o dei prodotti
dell'attività microbiologica.
Il sistema descritto è un sistema aerobio.
IMPIANTO A FANGHI ATTIVI
Sono state date varie definizioni più o
meno complesse dei fanghi attivi, ma per la
comprensione dei fenomeni che interessano nella tecnica
pratica basta la breve ed espressiva definizione:
" i fanghi attivi sono la materia organica
delle acque di fogna trasformata dai microrganismi
in presenza dell'ossigeno dell'aria ".
Essi sono costituiti da una materia mucillaginosa
nella quale vivono grandi quantità di batteri
e protozoi.
Le parti essenziali di un impianto a fanghi attivi
sono una vasca di aerazione e una vasca di sedimentazione
finale.
Nel periodo di avviamento di una vasca di aerazione,
periodo che varia a seconda della stagione (più
breve d'estate che d'inverno), il liquame, in
generale un effluente di sedimentazione, viene tenuto
in continua agitazione e posto in contatto con un'abbondante
quantità d'aria, insufflata con dispositivi
diversi, la quale alimenta la vita dei microrganismi
che si sviluppano in grandissimo numero, agglomerandosi
in caratteristici fiocchi mucillaginosi.
Questi fiocchi esercitano una funzione analoga a quella
della pellicola che ricopre gli elementi dei percolatori,
trattenendo ed elaborando la materia organica contenuta
nel liquame sotto forma colloidale o disciolta.
La differenza formale fra i due tipi di impianti consiste
nel supporto microbico, che nei percolatori è
costituito dal materiale filtrante e nelle vasche
di aerazione dagli stessi fiocchi di fango.
Compiuto il periodo di avviamento, l'effluente che
viene man mano introdotto nella vasca si trova subito
a contatto con i fanghi attivi, i quali ne assorbono
la maggior parte delle materie organiche non sedimentabili.
Una portata pari a quella dei liquami in arrivo passa
contemporaneamente nella vasca di sedimentazione finale.
L'effetto immediatamente accertabile del procedimento
è quello della rapida sedimentazione dei fiocchi
di fango attivo, i quali si raccolgono nel fondo della
vasca di sedimentazione, mentre alla superficie, da
apposite bocche a stramazzo, passa nel canale di scarico
un effluente più o meno limpido, a seconda
dell'efficienza depurativa dipendente da vari fattori.
Questa trasformazione delle materie disciolte in materie
sedimentabili, è il principale risultato pratico
dal punto di vista tecnico, perché permette
di rendere limpido il liquame contenente sostanze
che nessun procedimento meccanico o chimico potrebbe
eliminare in maniera relativamente economica.
Essa, con la produzione di fiocchi sedimentabili,
permette quella separazione della sostanza organica
che costituisce l'effetto più appariscente
del metodo, ma naturalmente è accompagnata
da altre trasformazioni, di natura chimica e biologica,
che conferiscono al liquame effluente le sue speciali
caratteristiche costitutive.
Infatti l'assorbimento delle materie organiche contenute
nel liquame, dando luogo alla chiarificazione, dà
anche luogo ad una contemporanea diminuzione di germi
nel liquame stesso. Inoltre, successivamente a questo
fenomeno essenzialmente fisico, del passaggio di materie
organiche dalla massa del liquame a fiocchi di fango
attivo, si hanno reazioni ossidanti per cui dalle
sostanze carbonate o azotate derivano anidride carbonica,
nitriti e nitrati.
Contemporaneamente si ha una diminuzione più
o meno grande dell'azoto ammoniacale e dell'azoto
organico originariamente contenuti nel liquame effluente
della sedimentazione.
A regime stabilito un impianto di fanghi attivi funziona
nel seguente modo:
l'effluente chiarificato dalla prima sedimentazione
viene immesso nella vasca di aerazione attraverso
una bocca di entrata, mentre, attraverso una bocca
di uscita, situata all'estremo opposto, una uguale
quantità di miscuglio (liquame e fanghi
attivi) si versa nella vasca di sedimentazione
finale.
Contemporaneamente una pompa riporta nella vasca di
aerazione una determinata quantità di fango,
aspirato dal fondo della vasca di sedimentazione finale.
A questo fango si dà il nome di fango di
ritorno.
Di tanto in tanto è necessario asportare dalla
vasca di sedimentazione anche una certa quantità
di fango che non viene più rimesso in circolazione
ma si manda nei canali uscenti dalla prima sedimentazione,
in modo da fargli seguire la sorte dei fanghi freschi
contenuti nel liquame.
A questo fango che non si utilizza più nel
processo ossidativo si dà il nome di fango
di supero. Alle due vasche che costituiscono le parti
essenziali dell'impianto vanno dunque aggiunti, per
completare l'impianto stesso, gli organi di estrazione
del fango di ritorno e del fango di supero.
L'uso delle pompe di emulsione è preferito
perché permette di mantenere il fango intensamente
aerato, che è molto importante, specialmente
per il fango di ritorno che ha il compito di reintegrare
la massa dei fiocchi contenuta nella vasca di aerazione.
I sistemi di aerazione del miscuglio liquame e fanghi
attivi differiscono sensibilmente gli uni dagli altri,
e le loro caratteristiche hanno una sensibile influenza
sulla progettazione dell'impianto e sull'efficienza
di depurazione.
Nei metodi di aerazione meccanica la superficie
di contatto tra l'aria e l'acqua viene ampliata quanto
più possibile frammentando l'acqua in minutissime
goccioline che vengono spruzzate nell'atmosfera, dove
assorbono l'ossigeno per poi ricadere nella massa
liquida.
Nei metodi di insufflamento di aria compressa
invece l'ampliamento della superficie di contatto
tra gas e liquido si ottiene cercando di introdurre
nell'acqua, ad un'opportuna profondità, delle
bollicine d'aria aventi un diametro quanto più
piccolo possibile.
Si deve tuttavia osservare che, se da una parte lo
sviluppo di bolle d'aria minutissime facilita la dissoluzione
dell'ossigeno nell'acqua, viene tuttavia meno, in
una certa misura, un altro effetto importante dell'aria
compressa, ossia quello di rimescolare opportunamente
il miscuglio liquame e fango attivo.
L'efficacia dell'aerazione è influenzata da
vari fattori. Ad esempio, la turbolenza del liquido
ha un effetto favorevole, perché fa aumentare
la superficie di contatto gas-acqua.
Anche la profondità di immissione dell'aria
o dell'ossigeno ha la sua importanza; infatti, aumentando
la profondità, aumenta anche il tempo di contatto
effettivo tra le bollicine del gas e l'acqua. Per
profondità da 1 a 5 m. l'efficacia di aerazione
si può ritenere circa proporzionale alla profondità.
Il tempo di ritenzione nella vasca di aerazione, negli
impianti a fanghi attivi di tipo convenzionale, si
aggira sulle 4-12 ore, mentre la vasca di sedimentazione
finale ha una capacità di 4 ore circa.
La concentrazione del fango deve essere 2-3 g/l; tale
concentrazione si può controllare regolando
la quantità di fango di ritorno, ossia del
fango sedimentato che si ripompa nella vasca di aerazione.
Un grave inconveniente che si verifica talvolta negli
impianti a fanghi attivi è quello del cosiddetto
bulking, ossia letteralmente "rigonfiamento";
questo fenomeno viene paragonato ad una malattia.
Quando il fango si ammala di bulking diventa inadatto
alla sua funzione depurante perché perde le
sue qualità adsorbenti ed ossidanti, e sedimenta
molto difficilmente.
L'effluente diventa opalino e porta con sé
numerosi fiocchi e il volume del fango nella vasca
di sedimentazione finale cresce fortemente.
Il fenomeno del bulking è stato studiato da
diversi ricercatori, ma le sue cause non sono state
ancora chiarite del tutto.
Sembra che l'eccessiva permanenza del fango nella
vasca di sedimentazione finale, l'aerazione insufficiente
od eccessiva, la concentrazione del fango troppo elevata,
l'esistenza di zone di scarsa aerazione, la presenza
di sostanze grasse o di particolari tipi di reflui
industriali, possano avere una sensibile influenza
nella genesi di questo indesiderabile fenomeno.
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