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La
riduzione del contenuto di acqua dei fanghi è
quasi sempre necessaria come complemento del trattamento
vero e proprio e come premessa alla fase finale, ossia
allo smaltimento.
Il metodo più comune (ma anche il meno efficace)
per essiccare i fanghi consiste nello spandimento
su appositi "letti" costituiti da
vari elementi rettangolari, dalla larghezza massima
di 4 metri e di lunghezza a piacere.
Il fango digerito si estrae per mezzo dell'apposito
tubo che pesca sul fondo della vasca di digestione
e si avvia, normalmente per gravità, ai letti
di essiccamento.
Quando si vuole assicurare una buona disidratazione
dei fanghi e si dispone di una superficie limitata,
conviene ricorrere alla filtropressatura oppure
alla filtrazione sotto vuoto.
Una filtropressa è costituita da una serie
di piastre e di telai disposti alterna-tivamente e
scorrenti su guide di supporto.
Quando la pressa è chiusa, le piastre sono
a stretto contatto l'una con l'altra e la tela "salda"
la zona periferica di due piastre vicine, formando
una serie di celle entro le quali si pompa il fango
a pressioni di 4-8 atm. Le sostanze solide sono trattenute
dalla tela, mentre il liquido viene asportato.
I pannelli, che hanno un contenuto di sostanze secche
del 25-45%, e talvolta anche maggiore, vengono eliminati
al termine dell'operazione, aprendo la pressa e separando
le piastre.
La filtrazione sotto vuoto fornisce pannelli aventi
un tenore minore di sostanze secche, rispetto alla
filtropressa, ma in compenso offre il vantaggio di
essere un processo continuo
Il filtro a vuoto consiste in un cilindro che ruota
su un'asse orizzontale, con parete costituita da una
piastra metallica forata oppure da una rete. Sulla
parete cilindrica è stesa una tela da filtro
ben aderente, mentre il cilindro (che ruota semi sommerso
nei fanghi) è diviso internamente in un numero
di scompartimenti variabile da 12 a 24. Ciascuno scompartimento
viene periodicamente collegato con la valvola centrale
di aspirazione, la quale immette alla pompa da vuoto.
Sotto l'effetto della pressione atmosferica il liquido
penetra nello scompartimento nel quale è stato
fatto il vuoto, e successivamente viene fatto uscire
mediante un'apposita tubazione; il fango invece si
deposita esternamente sulla tela.
Quando lo scompartimento in questione emerge dal fango,
l'aria che filtra attraverso il pannello provoca una
parziale essiccazione del medesimo.
A questo punto nello scompartimento si immette aria
per creare una leggera pressione, la quale aiuta il
distacco del fango essiccato, operata da un coltello
raschiatore.
La velocità di rotazione del cilindro è
di 4-20 giri/ora.
Poiché il fango aderisce di solito tenacemente
alla tela, quest'ultima tende ad intasarsi ed è
assai difficile ripulirla meccanicamente.
Pertanto in certi filtri la tela aderisce al tamburo
soltanto nella parte in cui si esercita il vuoto,
dopo di che essa si stacca dal tamburo e scorre come
un tappeto mobile su alcuni cilindri ruotanti di piccolo
diametro, che le fanno compiere curve molto strette
e facilitano il distacco del fango.
L'azione è completata da alcuni getti d'acqua
ad alta pressione, che detergono efficacemente la
tela. Il carico di filtrazione varia da 10 a 40 kg
di sostanze secche contenute nel fango per m2 di superficie
filtrante all'ora, e corrisponde a 1-4 cm2 di superficie
per abitante; ma può variare sensibilmente
se vi sono fanghi di origine diversa da quella domestica.
Sia nella filtropressatura dei fanghi, che nella filtrazione
sotto vuoto e nella centrifugazione, l'impiego di
polielettroliti si rivela utilissimo per aumentare
il potere disidratante del metodo, talvolta in misura
notevolissima.
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