Home page Monitoraggio Area servizi Contatti Mappa del sito

Depurazione

Le acque reflue

Tratt. meccanici
Trattamenti
   chimico-fisici
Tratt. biologici
Fanghi attivi
Tratt. fanghi
    Pozzi Imhoff
    Digestori
    Essicamento
    Smaltimento
Depuratore di
   Davena
Area Servizi
Contatti
Archivio news
Forum


UNA NUOVA POLITICA

PER L'AMBIENTE


Ciclo integrato delle acque - Depurazione
Home > L'ambiente > Acqua > Ciclo integr. acque > Depurazione > Tratt. fanghi > Essicamento


ESSICCAMENTO DEI FANGHI

La riduzione del contenuto di acqua dei fanghi è quasi sempre necessaria come complemento del trattamento vero e proprio e come premessa alla fase finale, ossia allo smaltimento.
Il metodo più comune (ma anche il meno efficace) per essiccare i fanghi consiste nello spandimento su appositi "letti" costituiti da vari elementi rettangolari, dalla larghezza massima di 4 metri e di lunghezza a piacere.
Il fango digerito si estrae per mezzo dell'apposito tubo che pesca sul fondo della vasca di digestione e si avvia, normalmente per gravità, ai letti di essiccamento.
Quando si vuole assicurare una buona disidratazione dei fanghi e si dispone di una superficie limitata, conviene ricorrere alla filtropressatura oppure alla filtrazione sotto vuoto.
Una filtropressa è costituita da una serie di piastre e di telai disposti alterna-tivamente e scorrenti su guide di supporto.
Quando la pressa è chiusa, le piastre sono a stretto contatto l'una con l'altra e la tela "salda" la zona periferica di due piastre vicine, formando una serie di celle entro le quali si pompa il fango a pressioni di 4-8 atm. Le sostanze solide sono trattenute dalla tela, mentre il liquido viene asportato.
I pannelli, che hanno un contenuto di sostanze secche del 25-45%, e talvolta anche maggiore, vengono eliminati al termine dell'operazione, aprendo la pressa e separando le piastre.
La filtrazione sotto vuoto fornisce pannelli aventi un tenore minore di sostanze secche, rispetto alla filtropressa, ma in compenso offre il vantaggio di essere un processo continuo
Il filtro a vuoto consiste in un cilindro che ruota su un'asse orizzontale, con parete costituita da una piastra metallica forata oppure da una rete. Sulla parete cilindrica è stesa una tela da filtro ben aderente, mentre il cilindro (che ruota semi sommerso nei fanghi) è diviso internamente in un numero di scompartimenti variabile da 12 a 24. Ciascuno scompartimento viene periodicamente collegato con la valvola centrale di aspirazione, la quale immette alla pompa da vuoto.
Sotto l'effetto della pressione atmosferica il liquido penetra nello scompartimento nel quale è stato fatto il vuoto, e successivamente viene fatto uscire mediante un'apposita tubazione; il fango invece si deposita esternamente sulla tela.
Quando lo scompartimento in questione emerge dal fango, l'aria che filtra attraverso il pannello provoca una parziale essiccazione del medesimo.
A questo punto nello scompartimento si immette aria per creare una leggera pressione, la quale aiuta il distacco del fango essiccato, operata da un coltello raschiatore.
La velocità di rotazione del cilindro è di 4-20 giri/ora.
Poiché il fango aderisce di solito tenacemente alla tela, quest'ultima tende ad intasarsi ed è assai difficile ripulirla meccanicamente.
Pertanto in certi filtri la tela aderisce al tamburo soltanto nella parte in cui si esercita il vuoto, dopo di che essa si stacca dal tamburo e scorre come un tappeto mobile su alcuni cilindri ruotanti di piccolo diametro, che le fanno compiere curve molto strette e facilitano il distacco del fango.
L'azione è completata da alcuni getti d'acqua ad alta pressione, che detergono efficacemente la tela. Il carico di filtrazione varia da 10 a 40 kg di sostanze secche contenute nel fango per m2 di superficie filtrante all'ora, e corrisponde a 1-4 cm2 di superficie per abitante; ma può variare sensibilmente se vi sono fanghi di origine diversa da quella domestica.
Sia nella filtropressatura dei fanghi, che nella filtrazione sotto vuoto e nella centrifugazione, l'impiego di polielettroliti si rivela utilissimo per aumentare il potere disidratante del metodo, talvolta in misura notevolissima.

.: Progetto di sistema FSE ob.3 Mis. C1 2001 ID 19563 :.
Progetto cofinanaziato dal Fondo Sociale Europeo, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalla Regione Lombardia