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Ciclo integrato delle acque - Depurazione
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DIGESTORI

Nella sua forma più semplice un digestore può essere costituito da una vasca in cui mi fanghi possono permanere sotto una massa d'acqua sufficiente ad assicurare le condizioni necessarie all'anaerobiosi. Una copertura non è indispensabile se non nel caso che si debba recuperare il gas prodotto dalla digestione.
Un digestore non è altro che una moderna fossa settica, nella quale il processo settico si fa subire al solo fango sedimentato, mentre il liquame da cui esso proviene va agli impianti ossidativi oppure se questo non è necessario, va direttamente al recapito finale. Nonostante la semplicità di funzionamento, nel progettare un digestore è necessario usare qualche accorgimento al fine di ottenere i risultati desiderati.
I fattori principali che assicurano il regolare svolgimento della digestione sono la temperatura ed il mescolamento del fango fresco col fango in digestione, che dev'essere fatto più intimamente possibile, allo scopo di evitare che si formino nell'interno del digestore degli accumuli di fango fresco, che, disturberebbero la fermentazione alcalina. Per quanto riguarda la temperatura è opportuno proteggere il digestore al massimo possibile dalle dispersioni di calore perché il processo digestivo viene inibito dall'abbassamento della temperatura.
Le perdite di calore più importanti si hanno alla superficie in contatto con l'aria, per cui può riuscire utile nei paesi freddi una copertura.
In tal caso però bisogna prendere speciali precauzioni affinchè non possa penetrare nel digestore l'aria esterna in quantità sufficiente da creare miscele esplosive col gas che si raccoglie nella parte superiore. Per mescolamento del fango fresco con quello in digestione, giovano adatte pratiche di esercizio quali l'immissione frequente del fango fresco in piccole dosi e l'introduzione di miscele di fango fresco e digerito eseguite fuori della vasca.
Per far ciò si pompa dal digestore una certa quantità di fango digerito in un pozzetto di raccolta del fango fresco e poi si ripompa il miscuglio nel digestore. Durante la digestione è utile una agitazione moderata e continua per favorire la liberazione dei microrganismi dalle loro stesse secrezioni e dai gas che ne ostacolano l'attività.
Inoltre il rimescolamento continuo aumenta la quantità di materia organica che si decompone. Ci sono diversi tipi di digestori, fra cui quelli di tipo Ihmoff e i digestori a due stadi. Questi ultimi sono costituiti da due vasche, nella prima delle quali, più grande della seconda, il fango subisce una digestione parziale, (predigestione), quindi si fa passare nella seconda con la pompa o per caduta naturale se ciò è consentito dalle condizioni altimetriche del terreno.
Altro vantaggio del sistema è quello di avere nella seconda vasca un fango sempre sicuramente alcalino il quale all'occorrenza può essere rimescolato in parte col fango della prima vasca per mantenervi attiva la digestione metanica.

AVVIAMENTO ED ESERCIZIO DEI DIGESTORI

Il fango introdotto nel digestore viene aggredito dai batteri anaerobi, i quali ne provocano la decomposizione.
Da questa decomposizione risultano sostanze che conferiscono in un primo tempo al fango una reazione acida. In tali condizioni il fango subisce una limitata diminuzione di volume, diventa viscoso ed emana cattivo odore, a causa dell'idrogeno solforato che è uno dei prodotti della fermentazione acida. Successivamente anche questi prodotti vengono modificati dall'azione batterica in modo che il fango acquista una reazione alcalina più o meno marcata che riduce molto il fango di volume e gli conferisce fluidità e attitudine ad un rapido essiccamento.
La fermentazione metanica richiede un valore di pH compreso tra 7,2 e 7,6. Questa condizione con liquami prevalentemente di tipo domestico si realizza in generale spontaneamente negli ordinari pozzi Ihmoff o nei digestori. E' opportuno tuttavia facilitarla nei nuovi impianti cercando di neutralizzare l'acidità iniziale con l'aggiunta di moderate quantità di latte di calce.
Se è possibile è bene mescolare intimamente la calce al fango prima di immettere questo nelle vasche di sedimentazione. Se si esagera nella quantità di calce in modo da portare il pH oltre il valore 8 si paralizza l'attività batterica anziché favorirla. Una volta avviata la digestione, non dovrebbe più essere necessario correggere il pH, né aggiungere batteri liofilizzati.
Il processo di digestione anaerobia è assai sensibile alle variazioni di temperatura, perché le reazioni biochimiche sono condotte da due diversi tipi di batteri, ossia i mesofili, che hanno un intervallo ottimale di crescita di 29-40 °C, ed i termofili, il cui intervallo ottimale è invece compreso fra 50 e 57 °C. Si può dire quindi che in tutto l'intervallo fra 35 e 60 °C la digestione anaerobica decorre approssimativamente alla stessa velocità, mentre la velocità di reazione decresce sensibilmente a temperature inferiori, per ragioni cinetiche, ed a temperature superiori, perché i microrganismi vengono danneggiati dall'eccessivo riscaldamento.

.: Progetto di sistema FSE ob.3 Mis. C1 2001 ID 19563 :.
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