| DESCRIZIONE: |
Il
Lago d' Aviolo (1920 m)
Segnaletica: segnavia CAI bianco e rosso n° 21.
Difficoltà: escursionistico.
Periodo consigliato: giugno - inizio ottobre.
Tempi: ore 1,15.
Dislivello: 425 m.
Parcheggio: al termine della strada asfaltata della Val Paghera.
Percorso: da Vezza dOglio, seguendo le frecce segnaletiche,
si scende un poco verso sud e quindi, entrando nel Parco dellAdamello,
si imbocca la stretta strada asfaltata che risale la boscosa Val
Paghera, popolata dai caprioli. 
Dopo quasi sei chilometri, lasciato alle spalle lalberghetto
Alla Cascata, la strada asfaltata termina e si parcheggia
lautomobile nel piazzale della teleferica, a 1495 metri di
quota. Seguendo le prime frecce segnaletiche del sentiero n°
21 si sale dapprima nel bosco di abeti e quindi attraverso il fitto
cespuglieto, sino allimbocco di un ripido canalone sassoso
percorso da un torrentello. Risalito questo primo canale ci simmette
ben presto in un altro, dopo essere passati sotto un suggestivo
roccione spesso grondante acqua.
Superato lo scosceso greto del torrente, circondato da uninteressante
boscaglia mista in cui è presente il raro pino cembro, si
sbocca in un pianoro artificiale, con alcuni edifici ed una galleria,
frutto del restauro ambientale seguito agli imponenti lavori idroelettrici
della fine degli anni settanta per la grande centrale sotterranea
Enel di Edolo.
Nei pressi della galleria, seguendo i segnali, litinerario
prosegue sulla sinistra attraversando il ghiaione che scende dal
selvaggio vallone delle Gole Larghe e risalendo il sovrastante cespuglieto,
raggiunge in breve laccogliente rifugio Aviolo (1920 m) dopo
quasi unora e mezza dalla partenza. In alternativa è
possibile salire lungo la comoda pista di servizio che, dallimbocco
della galleria, si porta verso destra.
Si raggiunge così il rifugio da ovest potendo godere in anticipo
del magnifico spettacolo della bastionata nord del Baitone che si
specchia nel pittoresco Laghetto dAviolo e passando accanto
alla prima delle importanti torbiere ove si nascondono rarissime
quanto minuscole pianticelle (Drosera anglica e Lycopodiella inundata)
che qui hanno una delle ultime oasi di sopravvivenza dellintero
territorio bresciano. Il lago, dorigine glaciale di escavazione,
fu lentamente colmato dal materiale portato dal torrente e impaludato
sino a che non venne riscavato, oltre una sessantina di anni fa,
per essere utilizzato come serbatoio idroelettrico, mantenendo però
le caratteristiche di un bacino naturale.
ll sentiero prosegue quindi dal ponticello allinizio del lago
(frecce) costeggiando questultimo in un paesaggio davvero
suggestivo, con splendidi contrasti cromatici tra il turchese delle
acque, lacceso verde della lussureggiante vegetazione circostante
ed il candore dei ghiacciai sullo sfondo. In autunno poi saggiungono
il giallo oro dei larici e le mille sfumature, dallocra allarancione,
delle torbiere.Verso la fine del lago, tra i pini mughi (Pinus uncinata)
si raggiungono alcune caratteristiche rocce montonate, cioè
arrotondate e lisciate dai ghiacciai che ricoprivano la zona sino
a 10-12.000 anni fa. E senzaltro consigliabile proseguire
ancora un poco per inoltrarsi nellincantevole piana dAviolo
, popolata dalle marmotte .
Il sentiero, che porta sino al Passo Galinera , segue il limpidissimo
torrente che scorre placido descrivendo numerosi meandri, alimentato
dalle acque di fusione provenienti dallimpressionante bastionata
ghiacciata del Baitone con le imponenti cime e creste di roccia
tonalitica, tutte svettanti ben oltre quota 3000.
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