| DESCRIZIONE: |
Paolo
Prudenzini, in una relazione dal titolo: "Il gruppo dell'Adamello
- tra la Valle Camonica ed il Trentino", pubblicata nel 1894
sul bollettino del Club Alpino Italiano - volume XXVIII - n. 61,
parlando della Val d'Avio scrisse:
"Il suo nome è corruzione di Valle dei Diavoli, come
ancor oggi è chiamata dai mandriani che, ricordando le antiche
istorie, vedono con la immaginazione i maligni spiriti saltare di
rupe in rupe
"Favallini scrisse:
"Rimpetto
a Temù sbocca la Valle dell'Avio, ove quasi a custodirne
l'accesso, si avanzan l'un verso l'altro due poggi, avanzi di morene
terminali, fra cui scorre il rapido torrente, il quale spazia liberamente
per tutto il piano della valletta eccentuandone un lembo inferiore.
Essa è a gradinate, che succedonsi fin ai piedi dell'Adamello,
e dalle quali, cadendo il torrente, forma le più vaghe cascate
e frangenti.
La seconda, che incontrasi a malga Caldea, è la principale
e più bella. Uscite appena dal lago le acque gettansi da
una rupe corrosa da oltre 300 m, con cascatelle rapide, accavallantisi
l'una l'altra fin al fondo, ove scavaronsi una vasca d'oltre 150
m.q.
Salendo poi l'erto sentiero fra gli enormi massi granitici precipitati
dagli ertissimi monti sovrastanti, tutti d'una massa compatta di
granito e solcati da spaventevoli scoscendimenti, fra una natura
tanto selvaggia da scuoter l'anima più impassibile, toccasi
la terza chiostra, ove giaciono sotto gl'immani colossi come in
una coppa i vaghi laghetti dell'Avio (1923 m).
Il primo, di forse 15000 m. q., ha forma quasi d'un cuore, ma a
poca differenza di livello giace il secondo con oltre 300.000 m.q.,
di figura ovale, a piccoli seni, lambendo le rocce e le frane. Le
acque sono tinte di un verde sbiadito, ma spesso intorbidate allo
squagliarsi delle nevi.
Succedonsi due altre chiostre, dalla superiore delle quali il torrente
scende con due vaghissime cascatelle.
Quivi era il lago dei Fopponi, interrato dalle frane e dalle alluvioni
nei disgeli.
La testata e le sponde son formate dalle nude masse del Pornina,
del Baitone e dell'Adamello, che piomba così spaventevolmente
scosceso da far rabbrividire.
Se a questa scena incantevole d'orrori aggiungesi il tremendo fracaso
dei massi che staccansi da quelle dirupatissime cime preciptando
come lo scoppio d'una batteria, accoppiato nella primavera al frastuono
delle lavine e delle tormente e formanti una continua scena di spavento
da scuoter l'anima più impavida, si capirà come il
volgo, nella sua fervida fantasia religiosa, la tenga sede dei reprobi,
denominandola Valle dei Diavoli.
Utilizzo idroelettrico
Fin
dal 1905 vennero inoltrate domande di concessione per l'utilizzo
dell'acqua della Val D'Avio e per la trasformazione in serbatoio
del lago d'Avio, ma il progetto esecutivo fu presentato solo nel
1920, dopo che la concessione divenne proprietà della Società
Generale Elettrica dell'Adamello.(SGEA)
La SGEA in quel periodo era già una affermatissima società
elettrocommerciale con il bacino dei propri clienti soprattutto
nell'area di Milano, oltre che specializzata nel fornire energia
pregiata, nei mesi invernali, a parecchie società distributrici
del nord d'Italia.
Aveva allora l'esigenza di trasmettere a Milano il maggior quantitativo
di energia possibile, per cui il nuovo impianto di Temù fu
concepito tecnicamente all'avanguardia, con i singoli gruppi che
elevavano la tensione direttamente a ben 120.000 Volts per poterla
trasmettere a grandi distanze.
L'impianto venne costruito utilizzando come bacino di carico l'esistente
laghetto naturale dell' d'Avio che venne sopraelevato con una modesta
diga, una galleria in pressione lo collegava al monte Calvo, da
dove, mediante due condotte forzate, l'acqua perveniva alla centrale
di Temù.
In centrale vennero installati cinque gruppi per una potenza complessiva
di quasi 50 MW, che, per quel tempo era una potenza molto elevata.
Successivamente anche il lago Avio, o lago Grande, come veniva chiamato
allora, venne trasformato in serbatoio costruendo sul suo incile
una grande diga, e scavando una galleria di presa al di sotto del
livello normale del lago di ben 17 metri.
A seguito della eccezionale bassa idraulicità degli anni
1922 - 23 nel lago d'Avio vennero installate anche delle pompe di
svaso, venne costruito un fabbricato sommergibile nei pressi dell'opera
di presa, e nei mesi invernali (febbraio-marzo) venivano calate
mediante un piano inclinato delle pompe mobili, con le quali si
sollevava l'acqua del lago naturale da quote inferiori, fino all'imbocco
della galleria di presa.
In questo modo potevano utilizzare qualche milione di metri cubi
in più di acqua, proprio nei mesi di magra.
Nel decennio successivo, sempre per incrementare la capacità
produttiva di energia invernale, venne ideato e realizzato il progetto
"Ferdinando Benedetto" vale a dire svuotare, idraulicamente
e quindi economicamente, la piana alluvionale della Malga di Mezzo,
scaricando la sabbia nel lago d'Avio, al di sotto della presa, e
costruirvi una diga di sbarramento, in modo da ottenere un ulteriore
serbatoio di accumulo stagionale: il lago Benedetto. Nell'immediato
dopoguerra anche la parte alta della Val d'Avio venne utilizzata
a scopi idroelettrici: fu costruita la centrale di Pantano d'Avio,
sulla riva del lago Benedetto, alimentata dai laghi di Pantano e
di Venerocolo, dove furono costruite le rispettive dighe e realizzati
i serbatoi stagionali. Succesivamente nel lago Benedetto vennero
convogliate anche le acque del torrente Narcanello, realizzando
un'opera di presa a quota 2000 m s.l.m. circa in alta Val Sozzine,
che attraverso una galleria di circa otto km raggiunge il lago Benedetto,
dopo aver raccolto anche le acque della valle Seria, dei Buoi, del
Salimmo e delle valli incavate. Negli anni sessanta venne ammodernata
la centrale, riducendo i gruppi da cinque a tre e la potenza a 33
MW ; negli anni settanta venne automatizzata e reso possibile il
suo funzionamento in telecomando da Cedegolo.
Nel 1984 cessò il servizio in quanto entrò in servizio
il nuovo impianto di generazione e pompaggio di Edolo. L'impianto
di Edolo fu costruito dall'Enel negli anni 1977 - 1984, con un investimento
di circa 1000 miliardi; continua ad utilizzare le acque che affluiscono
naturalmente in Val d'Avio, quelle derivate dal Narcanello attraverso
una galleria di circa 8 Km che sbocca nel lago Benedetto, oltre
a quelle pompate dalla vasca di valle.
Ha come bacino di monte direttamente il lago d'Avio (le acque del
laghetto vengono "pompate"in Avio).
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